Dall'antico Egitto a Ferragamo

Nel mondo del design c’è un assunto, reso celebre dallo spirito rinnovatore dell’architettura modernista di inizio ‘900, che ormai ha quasi il valore di un dogma: la forma segue la funzione. Si tratta di un principio senza tempo che si applica benissimo anche a due elementi della calzatura, la zeppa e il plateau, e alla loro lunga storia.

La zeppa, infatti, ha origini assai remote. Le utilizzavano già gli egizi, per evitare di insozzare le vesti con il fango e lo sporco del terreno.
Tra gli antichi greci venivano indossate principalmente dagli attori delle tragedie durante le rappresentazioni per avere maggiore visibilità e maggiore presenza scenica. Si chiamavano coturni ed erano calzature piuttosto grezze, con una suola di sughero molto alta che solitamente non era visibile al pubblico, coperta dalle lunghe vesti.
Le indossavano anche le etère, le cortigiane della Grecia antica, che per attrarre maggiori clienti usavano le baucides, che avevano incisi sotto alla suola dei veri e propri messaggi pubblicitari che venivano impressi sulla sabbia o sulla terra come un marchio.
Le zeppe etrusche, ispirate a quelle greche, erano invece decorate con disegni complessi e assicurate con cinghie dorate.

I coturni erano calzature indossate dagli attori dell'antica Grecia per avere più visibilità e presenza scenica

Con un salto in avanti nel tempo si arriva al Medioevo, quando gli zoccoli piatti o con doppio rialzo erano molto usati. Negli anni, nei decenni nei secoli il rialzo aumentò sempre di più: nacquero le eleganti pianelle o chopines, che nel Rinascimento diventarono di gran moda soprattutto a Venezia e in Spagna.
Lo scopo di queste pianelle era prima di tutto funzionale — le donne le indossavano per non sporcarsi i vestiti con il fango delle strade — ma servivano anche per farsi notare ed esibire il proprio status: più alta era la zeppa, più importante era la nobildonna (alcune arrivarono a misurare fino a 50 cm!).

IL ‘900 E FERRAGAMO

Durante il rigido embargo imposto da Mussolini negli anni ‘30, durante la guerra in Etiopia, i materiali necessari alla costruzione di calzature scarseggiavano. Salvatore Ferragamo, all’epoca già celebre di qua e di là dell’oceano, si ritrovò a non avere a disposizione l’acciaio tedesco che adoperava come cambrione per sostenere l’arco del piede. Decise allora di percorrere una strada differente.

Ebbe l’intuizione di creare una zeppa composta di trucioli di sughero, solidi ma leggeri, perfettamente in grado di sostenere il piede.
Il successo fu immediato, alcuni modelli — come le Rainbow in camoscio multicolore per Judy Garland e le zeppe rivestite di tessere di vetro dorato per la cantante Carmen Miranda, — sono ormai diventati icone.

Dopo un periodo di flessione tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60, la moda delle zeppe ritornò prepotentemente negli anni ‘70, entrando nell’immaginario comune con gli zatteroni tipici della scena musicale Disco e di quella Glam Rock.
Gli anni ‘90, invece, videro la nascita delle sneaker dalla suola stile Buffalo, che è poi stata ripresa — con forme e materiali diversi — da moltissimi brand fino al giorno d’oggi.

QUALCHE TECNICISMO

Il cosiddetto tacco a zeppa (o a scivolo) è un tacco la cui parte anteriore forma un elemento unico con la suola.
Si parla in generale di zeppa, per indicare una suola alta che solleva tutta la scarpa, applicata in sostituzione del tacco.

Il materiale utilizzato è soprattutto il legno (il sughero in primis), che può essere ricoperto di pelle o stoffa, oppure lasciato grezzo.
La zeppa può anche essere in gomma, come nelle sneaker, e in materiali tecnici.

Il plateau consiste invece nel rialzo della suola, applicato perlopiù a calzature con il tacco. Questa soluzione permette una camminata più sicura e maggior comfort nell’indossare le scarpe, oltre a rendere possibile l’aumento dell’altezza del tacco.

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