La recente rinascita di un brand che ha fatto la storia di Milano

LA NASCITA

A differenza delle storie che solitamente raccontiamo in questa nostra rubrica Heritage, quella di Spelta Milano non è legata solo al luogo in cui le scarpe si producono — la bottega, il laboratorio, la fabbrica — ma anche a quello in cui si vendono: il negozio.
Fin dal 1967, infatti, il marchio si è fatto conoscere attraverso una storica boutique che nel quartiere di Brera, a Milano, è diventata il simbolo di un prodotto in particolare: le ballerine artigianali.

Tutto è cominciato dieci anni prima, nel 1957, quando Giuseppe Belloni, che aveva alle spalle una certa esperienza nella produzione di mocassini, cominciò a creare alcuni prototipi, proponendoli ai negozi milanesi. Poco più che ventenne, in un’epoca in cui l’ingegno e la buona volontà trovavano terreno fertile sul quale attecchire, Belloni riuscì ad avviare una sua attività in quel di Nerviano, nel celebre e prestigioso distretto calzaturiero di Parabiago, conquistando in poco più di un decennio sia il mercato nazionale che quelli internazionali, dagli Stati Uniti al Giappone.

LA CRESCITA

Nel ‘67, come già accennato, Belloni lanciò il suo primo negozio in zona Brera, puntando soprattutto su un prodotto — la ballerina — che in quegli stessi anni cominciava a spopolare ai piedi di icone come Brigitte Bardot, Audrey Hepburn e Jackie Kennedy.

Tra gli anni ‘80 e ‘90 la boutique Spelta diventò la meta irrinunciabile per le donne milanesi, che potevano scegliere tra ballerine proposte in decine di colori e di varianti, tutte di altissima qualità.
A seguire la parte retail era Roberto Belloni, figlio di Giuseppe, che tra il 2002 e il 2011 aprì altri due negozi in centro a Milano.

La grande crisi economica iniziata nel 2008, tuttavia, lasciò il segno anche sull’azienda della famiglia Belloni, tanto che per diversi anni la produzione di calzature rimase ferma. Artefice della rinascita, tra il 2016 e il 2017, è stato lo stesso Roberto Belloni, che oggi guida l’impresa insieme a moglie Giovanna Martinoli, architetto.
Per il nuovo corso di Spelta Milano, i due hanno deciso di abbandonare i negozi di famiglia e investire invece sulla rivalorizzazione del brand e del prodotto — che ora è presente nelle boutique di Europa e Giappone — e sull’ecommerce.

LA QUALITÀ

Oggi Spelta Milano punta su un catalogo composto da ballerine (le Speltine), mocassini, stringate e slip-on, frutto anche del recupero di modelli storici dagli archivi della ditta.
Marchio di fabbrica è una particolare lavorazione, chiamata cucito e rivoltato, appresa da Giuseppe Belloni a inizio carriera.

Si tratta di una variante della celebre tecnica Goodyear e consiste nel cucire la tomaia con ago e filo direttamente alla suola, per poi rivoltarla: qualcosa di simile a ciò che avviene nella produzione dei guanti, e infatti la flessibilità e la morbidezza sono tali da aver fatto guadagnare alle calzature Spelta l’appellativo di “scarpe che calzano come un guanto”.

La produzione è interamente artigianale, segue i principi dello slow fashion ed è affidata a collaboratori e collaboratrici molto giovani, che lavorano nella stessa, storica struttura in cui l’azienda, nel 1957, ha mosso i primi passi.

IL FUTURO

Tra le strategie già messe in campo, che verranno rafforzate nei prossimi anni, c’è l’investimento nella distribuzione, soprattutto in mercati come quello russo e quelli orientali (il mercato principale è attualmente quello Giapponese, ma i prodotti Spelta Milano stanno crescendo anche in Corea, Cina, Stati Uniti, Nord Europa ed Est Europa, mentre l’Italia occupa circa il 5-7% del fatturato).

La vendita online, che già oggi ha un ruolo predominante nell’attività, continuerà ad essere sviluppata, così come la comunicazione, necessaria per avvicinare nuovi clienti.
«Noi abbiamo sempre deciso di lavorare sulla nostra piattaforma, non abbiamo ancora ceduto alle lusinghe di Amazon e quant’altro. Siamo un po’ come le tartarughe, muoviamo un piedino alla volta», ha spiegato Roberto Belloni a Italian Shoes.

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