Le fiere della moda stanno affrontando il secondo semestre dell’anno con una serie di edizioni che coinvolgono tutta la filiera. Di fronte all’incertezza diffusa, il loro appello al Governo è chiaro: chiedono certezze per poter confermare lo svolgimento delle manifestazioni pianificate a giugno e a settembre, nel rispetto delle regole e dei protocolli sanitari. Una richiesta corale che unisce gli organizzatori dei saloni di Pitti (uomo, bimbo, filati e Taste), di Milano Unica, Micam Milano, Mipel, TheOneMilano, Lineapelle, DaTE e Homi Fashion&Jewels Exhibition. Tutte queste fiere hanno tempi lunghi di programmazione e organizzazione e, se la fase di incertezza si prolunga, si rischia di compromettere l’intera stagione autunnale. Un settore fondamentale per l’economia, visto che genera, secondo le stime di CFI, un volume d’affari di 60 miliardi di euro annui, eppure un argomento al quale il Governo presta poca attenzione. Trattandosi di fiere professionali, il rischio di assembramenti è scongiurato e impedirne lo svolgimento vuol dire ostacolare la ripresa degli scambi internazionali e la promozione del made in Italy essenziale per il rilancio del nostro Paese.