Stanno valorizzando un archivio personale che comprende, oltre a capi di abbigliamento e design, qualche migliaio di calzature. Un hub virtuale e fisico per far conoscere e comprendere a fondo la moda

[In cover: Roberta e Antonio Murr]

Antonio e Roberta, per tutti i Murr, coppia nella vita e nel lavoro, consulenti di stile e professionisti della moda, dopo 30 anni di esperienza hanno una visione del settore innovativa in un momento in cui la moda è in profondo cambiamento e va affrontata con grande lucidità e competenza. “Ci sentiamo come Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento – dicono di sé –  in quanto supportiamo le nuove generazioni abbandonate da tanti in Italia, perchè il nostro paese non investe sui giovani. Noi cerchiamo di coinvolgere e supportare la loro creatività e le startup sotto vari punti di vista: produttivo, organizzativo, finanziario attraverso diverse realtà che erogano finanziamenti, fungendo quindi da segnalatori”. Un ruolo che si addice più ad Antonio, mentre Roberta si occupa della direzione creativa, anche se risulta difficile scindere le loro competenze che sono sinergiche e complementari. Come dimostra il recente progetto a cui si stanno dedicando: “In 30 anni di lavoro abbiamo costruito un archivio immenso di abbigliamento e accessori, dove convergono le nostre ricerche in giro per il mondo, ma anche il risultato delle nostre passioni personali. Ad esempio – racconta Roberta – il mio primo paio di décolleté fucsia di YSL che ho comprato a 14 anni e conservo nella scatola originale, oppure il sandalo gioiello disegnato da Giuseppe Zanotti per Beyoncé, e tanti altri pezzi vintage frutto del nostro lavoro di coolhunting e di acquisti nel mondo. Oggi abbiamo deciso di valorizzare questo archivio, che si trova a Bergamo, che comprende abbigliamento, accessori e oggetti di design dagli anni 40/50 ad oggi”. E continua Antonio: “L’idea nasce dalla constatazione che i giovani hanno bisogno di documentarsi, di vedere da vicino come sono strutturati i capi. Quindi per loro l’archivio è una importante fonte di conoscenza, ma ci rivolgiamo anche a stylist, costumisti, produzioni cinematografiche e teatrali, oppure privati che possono noleggiare online i vari prodotti che stiamo scattando per creare un archivio digitale, oltre che fisico. Dopo tanti anni vogliamo quindi lavorare su progetti che creano e lasciano valore, che vanno oltre la semplice attività di consulenza”.

Calzature dell’archivio

Ed ecco un altro bel progetto che sconfina nell’arte: “Stiamo organizzando un festival di arte contemporanea a Isili in Sardegna, dove abbiamo coinvolto alcuni nostri amici artisti internazionali che lavorano a stretto contatto con gli artigiani locali per la creazione di opere destinate a rimanere sul territorio. E’ quindi un progetto che crea valore e lascia valore sul territorio, coinvolgendo la comunità”. Moda, cultura, arte sono mondi sinergici che si intrecciano spesso nella loro attività, anche se la moda, per passione, vocazione e professione, rimane un punto saldo e leitmotiv di tante trasmissioni televisive alle quali hanno partecipato. Anche se oggi il loro approccio alla moda è cambiato, come ci spiegano.

Qual è oggi il vostro rapporto con la moda?

Roberta: per me è conflittuale. Oggi sono cambiati i valori e il mio sguardo va verso una visione più sostenibile; non riesco più ad accettare certe dinamiche della moda che prescindono dall’attenzione all’ambiente.

Antonio: anche per me il rapporto con il fashion è cambiato. Prima ci si approcciava alla moda perchè regalava sogni, poi si cresce e i sogni si infrangono e ci si accorge che rimane solo la logica dei budget e dei fatturati. Il designer non detta più la sua visione, ma è il mercato a prevaricarla. Quindi per me la moda rimane libertà di espressione e, nonostante sia cresciuto, amo giocare come quando ero adolescente: è importante distinguersi anche nel vestire per crearsi una propria identità. Oggi l’omologazione è planetaria. Un tempo si andava a fare ricerca a New York o a Parigi, oggi si va a Seoul, a Tokyo, luoghi che ancora mantengono una propria unicità.

A questo punto la domanda di quante paia di scarpe avete nel guardaroba è superflua, visto che potete contare su un archivio di 4/5.000 paia. Ma quante ne comprate a stagione per voi?

Roberta: abbiamo appena acquistato tre paia di sneaker che sono la nostra passione recente, trasmessaci da nostro figlio che ha 18 anni. Certo, anche queste finiscono in archivio.

Antonio: oggi l’acquisto per me è o molto pensato o molto istintivo, di getto, anche per quanto riguarda le scarpe. Però compro molto, molto meno rispetto al passato. Col Covid abbiamo capito il valore del tempo, che ci ha permesso di entrare negli armadi e scoprire cose di cui ci eravamo dimenticati e che sono ancora di grande attualità.

Dove vi piace comprare?

Roberta + Antonio all’unisono: nei mercati, nei negozi.

 Vi soddisfa ancora andare nei negozi?

Antonio: mi piace perchè si può fare ricerca e sono certo che la gente abbia ancora voglia di scegliere, provare, toccare…..

Roberta: a me piace comprare online, perchè perdo meno tempo, però capisco il valore aggiunto di instaurare un rapporto umano, specialmente nei piccoli negozi dove la proprietaria diventa una consulente-amica.

Quali sono i modelli di calzature irrinunciabili nel guardaroba?  

Antonio: per la donna una décolleté nera classica.

Roberta: per l’uomo una stringata artigianale, possibilmente costruita su misura che non è per tutti. Comunque una stringata sine tempore, direi.

Di tutte le scarpe che avete in archivio, ce n’è qualcuna che vorreste buttare?   

Roberta + Antonio (ancora all’unisono): nessuna, sono come una grande famiglia ormai.

Cosa vuol dire per voi made in Italy?

Roberta: per me è sinonimo di qualità assoluta e di comfort, requisito principe per una scarpa che deve sorreggere il peso del corpo. Quindi per me investire sulla scarpa è fondamentale, piuttosto rinuncio ad acquistare un  capo, ma sulla scarpa non transigo.

Antonio: sono d’accordo e aggiungo che mi auguro ci sia una buona conservazione della tradizione del made in Italy, che mi sembra si stia un po’ perdendo, ma sono fiducioso nelle nuove generazioni.

Flavia Colli Franzone

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