Alti artigli metallici terminano con le calzature

[In cover: un’opera di Hannah Levy esposta alla Biennale di Venezia – foto di Anita Panizzolo]

Il titolo della Biennale di Venezia (dal 27 aprile al 27 novembre ai Giardini e Arsenale) è Il latte dei sogni, una mostra diffusa alla quale partecipano 213 fra artisti e artiste provenienti da 58 nazioni. Il titolo, scelto dalla curatrice Cecilia Alemani, deriva da un libro di favole per bambini di Leonora Carrington (1917–2011), in cui l’artista surrealista racconta storie oniriche di creature ibride e mutanti in grado di terrorizzare grandi e piccini. Le favole di Carrington descrivono un mondo magico nel quale la vita viene costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altro o altri da sé. Ecco che la mostra si concentra su tre aree tematiche: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra gli individui e le tecnologie; la connessione tra i corpi e la Terra. Le location si popolano di figure oniriche, di installazioni che distorcono gli oggetti e la loro funzione d’uso. Come fa l’artista Hannah Levy che rende alieni oggetti comuni, distorcendo o esagerando le loro proprietà. Fra i lavori che ha esposto a questa edizione, ci sono anche strutture metalliche simili ad alti artigli che terminano con calzature-sculture a forma di sandalo.