La storia e le sfide future di un’azienda di famiglia da tre generazioni

GLI INIZI

È il 1945 e siamo sulla costa adriatica, a Molfetta, in provincia di Bari. La guerra è appena finita e il giovane Giovanni Porta, che da qualche anno lavora in un calzaturificio da uomo della zona, nel tempo libero ama costruire scarpe da donna. In un periodo in cui le materie prime scarseggiano, riutilizza la pelle di vecchie borse e cappelli che le signore del posto gli portano. Col materiale lui ricava degli splendidi sandali.
Con qualche soldo da parte e firmando un po’ di cambiali, Porta decide di aprire la sua piccola impresa. Non è ancora maggiorenne (all’epoca, in Italia, la maggiore età si raggiungeva a 21 anni) e tutti lo chiamano Giovannino. Per dare un tocco di internazionalità alla sua azienda, decide quindi di francesizzare il diminutivo e di chiamarla Jeannot.

Porta è abilissimo sia nel creare sandali che nel gestire gli affari. Inizia con una manovia, installata in un garage, e pian piano si struttura fino ad aumentare la produzione e a partecipare alle prime fiere di respiro internazionale.
Nel 1954 partecipa alla Mostra Internazionale della Calzatura a Firenze, dove entra in contatto con buyer da tutto il mondo e getta le basi per il futuro sviluppo dell’impresa.

Negli anni ‘60, quando la moda dei sandali raggiunge l’apice, Porta non si fa trovare impreparato e va alla conquista del Nord Europa. Fino agli anni ‘80 il grosso della produzione finisce nei mercati esteri. Pur trattandosi di sandali si lavora tutto l’anno perché i clienti arrivano da entrambi gli emisferi. L’azienda produce a ritmi sostenuti ma fatica a star dietro agli ordini. Jeannot ne approfitta quindi per assumere personale e ingrandirsi, anche in vista dell’ingresso in azienda di Alessandro e Giancarlo Porta, i figli di Giovanni.

LA CRESCITA

I due fratelli si dividono i compiti: Alessandro si occupa della parte amministrativa e commerciale mentre quella stilistica è in mano a Giancarlo. È quest’ultimo a introdurre la collezione invernale e a puntare di più sullo stile per conquistare anche il mercato italiano, generalmente più attento alle tendenze.
Grazie a un’ottima rete di agenti, la missione va in porto e il marchio comincia a diffondersi prima nel Nord Italia e pian piano anche al Sud.

Il trasferimento in una nuova sede più grande e moderna, nel 2007, coincide con la liberalizzazione delle importazioni dalla Cina e con l’inizio della grande crisi economica. Jeannot vive un periodo difficile, riuscendo tuttavia a conquistare un altro mercato importante, quello russo e dell’Europa orientale, ed è oggi presente in moltissimi paesi.

Elisabetta Porta in mezzo allo zio Giancarlo e al padre Alessandro

Nel 2016 entra in azienda Elisabetta Porta, figlia di Alessandro, per ora l’unica della terza generazione.
Nonostante la giovane età, conosce molto bene il settore essendo cresciuta tra uffici e stabilimento e avendo partecipato alle fiere fin da ragazzina.
Con alle spalle studi di economia aziendale e international management e un passato in diverse aziende milanesi nel settore moda, a un certo punto ha deciso di tornare nella sua Puglia e di dedicarsi all’impresa di famiglia.
Oggi segue la parte marketing e comunicazione, che fino a quel momento non avevano grande spazio tra le attività di Jeannot — «prima perché, andando tutto bene, non ce n’era l’esigenza, poi, post-crisi, perché il budget da dedicare non era molto alto», spiega a Italian Shoes la stessa Elisabetta, che ha intrapreso quella che lei chiama una “ristrutturazione digitale” dell’azienda.

LA QUALITÀ

Prove, prove, prove: questo il mantra delle fasi di progettazione e produzione delle calzature Jeannot.
«Proviamo la qualità dei materiali, ci assicuriamo che le pelli siano conciate nel modo giusto, che le fodere siano idonee, che i materiali siano nichel free», dice Elisabetta Porta.
La medesima attenzione è riservata anche alle forme e alla calzata. Ogni piede ha una conformazione diversa, nel mondo ci sono molte tipologie e va tenuto conto di questo quando si progetta una scarpa.

L’equilibrio tra stile e comfort è essenziale, e non c’è moda che tenga se questo significa dover rinunciare alla comodità.
«La nostra cliente-tipo è la donna che si sveglia, va a lavorare e vuole restare comoda per tutta la giornata», chiosa Elisabetta Porta.

IL FUTURO

Investendo sempre di più sulla comunicazione, soprattutto attraverso i propri canali social, Jeannot ha però scelto di non puntare su un proprio negozio online, nella convinzione che sia più conveniente affidarsi a market place già esistenti, dove il traffico si genera da solo per la presenza di più brand.

In questo turbolento periodo l’azienda ha coraggiosamente deciso di organizzarsi e fare causa comune per andare incontro alle sfide del prossimo futuro.
«Recentemente abbiamo dato il marchio in licenza a un gruppo toscano che segue già altri brand», spiega Porta. «È una forma di licenza collaborativa, nel senso che abbiamo mantenuto tutta la rete distributiva che avevamo, così come la parte stilistica, di marketing e di comunicazione. Ciò che mettiamo insieme sono la produzione, gli acquisti, le lavorazioni. Questo permette di abbassare i costi e dà a noi piccoli marchi la possibilità di sopravvivere. L’ambizione è quella di espandersi anche verso accessori e abbigliamento».

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