Per i designer emergenti lo stile è la sintesi fra passato e futuro

I dodici giovani creativi internazionali, presenti a Micam nell’area a loro dedicata, hanno proposto collezioni di calzature che sono lo specchio delle rispettive personalità, culture e background. Un occhio ai trend, ma anche alle tradizioni del paese da cui provengono, che influenzano spesso la scelta dei materiali. Così Meher Kakalia dell’omonimo brand si affida alle ricamatrici e alle tradizioni del Pakistan per la sua linea colorata, oppure il brand O.T.A. Paris utilizza suole riciclate dai copertoni, mentre i fondatori del marchio Umoja usano cotone organico, tessuti a base di corteccia degli alberi, fibre di banana e coloranti a base vegetale. La sostenibilità è infatti un tema caro a molti giovani emergenti: la brasiliana  ideatrice di Ammabile realizzale scarpe a mano, il siriano Daniel Essa produce sneaker in pellami da allevamenti sostenibili, il creativo spagnolo del brand Momoc impiega materiali in ananas e cactus, e l’indiana Jerelyn Creado dell’omonimo brand, prodotto in Italia, utilizza vera pelle perché è naturalmente biodegradabile.

Ci sono altre designer straniere che hanno scelto l’Italia per produrre le collezioni, perché il made in Italy è da sempre un valore aggiunto: lo ha fatto la stilista di Thread, originaria dello Sri Lanka e la designer di Titi Adesa che propone modelli abbinati mamma e bambina, in linea con la tendenza Mini Me, rilanciata dalle celeb americane. Naturalmente, l’italiana Alessandra Balbi sceglie di realizzare le sue calzature femminili e ricercate nella Riviera del Brenta. Il brand olandese Skua Studio punta sulla ricerca nei tacchi, mentre le sneaker Marcus Alexander, prodotte in Cina, fondono utility e artigianato.