Da una vecchia drogheria nasce un marchio di scarpe leggere e ironiche, realizzate artigianalmente

Negli anni ’60 — quelli del boom economico, delle 500, dei frigoriferi e delle vacanze al mare — era una delle tante, piccole imprese familiari che cominciavano a spuntare come funghi su e giù per la penisola, andando a costituire l’ossatura della famosa “piccola e media impresa” che ha reso l’Italia del dopoguerra una potenza economica.

Fondata nel 1955 in quel di Udine, la Drogheria Crivellini, come qualunque altra drogheria, vendeva di tutto: spezie e saponi, pane e salumi, pasta, farina, dolci, liquori. Ma, a differenza di molte altre, vendeva anche scarpe. Non scarpe qualsiasi bensì le Furlane, delle calzature tipiche della zona, fatte a mano utilizzando, come nella più tradizionale cultura contadina, in cui non si butta via niente, materiali di scarto: i tessuti di risulta diventavano tomaie, i sacchi di juta, quelli del caffè, erano perfetti come imbottiture mentre per le suole venivano usate le gomme delle biciclette.

COME ERAVAMO:
La Drogheria Crivellini negli anni '60, una classica, piccola impresa familiare degli anni del boom economico.

Confezionate solitamente in casa e utilizzate sia per il lavoro che per il tempo libero, le Furlane cominciarono presto a diffondersi anche nel resto del Nord Est, soprattuto Venezia, dove un ambulante friulano le vendeva in una bancarella vicina al Ponte di Rialto. Furono soprattutto i gondolieri ad apprezzarle, sia per la leggerezza sia per la suola in gomma e dunque anti-scivolo.

Oggi, decenni dopo, le Furlane rinascono attraverso un marchio, Drogheria Crivellini che parte proprio dal retaggio culturale del territorio per proporre versioni contemporanee di questa antica calzatura tradizionale.

Sono diverse le collezioni proposte dal brand.
Una, Heritage, è caratterizzata da modelli unisex e “ambidestri” (quindi si possono differentemente calzare sull’uno o l’altro piede) è realizzata artigianalmente con gli stessi materiali di quelle originali. Altre sono il risultato di collaborazioni con artisti e realtà creative, mentre Good Life mette in risalto tutti i temi cari al brand: riciclo, sostenibilità ambientale, leggerezza, autoironia.

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