La nuova shopping experience potrebbe privilegiare gli accessori, più facili da vendere. Dopo mesi in sneaker e pantofole, le vendite ripartiranno da sandali, mule e tacchi medi.

Pre e post Covid: due mondi (quasi) diversi con in mezzo oltre due mesi di lockdown coincisi con un abbigliamento ad alto tasso di comfort, pantofole anche in versione chic, ma pur sempre da casa, sneaker per allenamenti indoor. Quindi la voglia di qualcosa di nuovo non dovrebbe mancare e i negozi si sono attrezzati non solo per assicurare acquisti in sicurezza e conformi alle disposizioni richieste attraverso un layout ripensato e la costante sanificazione degli ambienti e dei prodotti, ma anche per regalare una nuova shopping experience ai clienti che, senza sovraffollamento, saranno più coccolati. Tutti concordi però nella scelta di potenziare l’e-commerce e di replicare anche online una esperienza d’acquisto che si avvicini il più possibile a quella reale, pur in mancanza del calore di abbracci e strette di mano. Senza dimenticare i social media per mantenere e rafforzare il dialogo con i consumatori.

Sicuramente gli accessori, più facili da vendere, potrebbero spingere i primi acquisti. E, a detta dei negozi interpellati da nord a sud, la clientela si orienterà verso scarpe comode, dai sandali alle slip-on, flat o con tacchi medi, ma sempre prodotti con un twist e, soprattutto, con il valore aggiunto del made in Italy.

Ecco cosa hanno risposto i negozi Danielegiovanimilano, piccola realtà di nicchia di soli accessori a Milano, Franz Kraler con 4 negozi a Cortina e l’headquarter a Dobbiaco di 3000 metri quadri, Parisi con 5 negozi a Taormina di cui uno solo accessori, Gaudenzi con 5 boutique fra Riccione e Cattolica.

Daniele Giovani – Danielegiovanimilano, Milano

Come si dovranno adeguare al cambiamento i produttori di accessori e, di conseguenza, l’offerta del negozio?

Il problema principale che caratterizza il mercato della moda e degli accessori è l’incertezza. Siccome la filiera produttiva è abituata a realizzare su ordinativi ricevuti 6 mesi prima, la sfida più grande per le aziende produttive sarà quello di riuscire ad offrire anche articoli sul “pronto”. Per affrontare l’incertezza l’unica arma è la flessibilità e la velocità di reazione. Questo può essere creato attraverso la produzione di modelli timeless e con l’inserimento di microcapsule di tendenza estremamente originali. In questo modo è possibile “catturare” chi è più legato alla tradizione e chi preferisce la tendenza oltre a ridurre il numero di pezzi legati a una determinata stagione. Quello che si ordinerà durante i tradizionali periodi di campagna acquisti sarà basato su un concetto di “investimento” mentre quello che si potrà ordinare sul pronto si baserà sul “sentiment” del momento. Nella mia visione questo dovrebbe essere il paradigma.

Cosa cambierà in negozio?

Le boutique di ricerca si basano su un concetto di selezione e di esclusività. Il nostro obiettivo non è la quantità ma il livello. Per questo motivo ritengo che sia più facile gestire gli spazi. L’ambiente deve essere rilassato, un luogo accogliente ed accattivante, dove ci si sente sicuri. All’interno della mia boutique verrà creata una vera “cerimonia” di vendita dove le clienti verranno seguite e coccolate in totale relax.

L’interazione fra offline e online diventerà sempre più importante?

Certamente, sia per offrire la possibilità di acquistare in sicurezza da casa ma anche attraverso i social per diffondere messaggi positivi e utili. Personalmente opero già sull’online da prima della pandemia. L’online è il futuro, il corona virus ha solo accelerato i tempi. Le aziende però non devono pensare solo a vendere online ma anche, attraverso i social, a tenere un dialogo con la propria clientela e non. Durante una pandemia le aziende devono riuscire ad avere un ruolo “sociale”. Fondamentale è il concetto dell’etica aziendale. Chi si mostra troppo legato a dover vendere a tutti i costi rischia di essere penalizzato. I social sono un passatempo per le persone, solo se si riesce ad “accompagnarle” in questo periodo si può emergere.

Dopo mesi in pantofole, quali calzature pensa andranno di più alla riapertura del negozio?

Sicuramente tutto il mondo delle scarpe eleganti e serali sarà penalizzato per la mancanza di occasioni e cerimonie. Andranno per la maggiore scarpe comode ma che riescano comunque a far sognare, perché il desiderio principale è la normalità.

Fra i brand di calzature in negozio le clienti trovano Fratelli Rossetti, Giorgio Fabiani, Greymer, Hazy, Nando Muzi, Pollini e Vic Matié, oltre alle borse, ai bijoux, ad alcuni profumi di nicchia e ai foulard. 

Daniela e Franz Kraler – Franz Kraler, Cortina e Dobbiaco

I vostri negozi sono in una zona turistica. In quale situazione vi trovate?

La nostra è una situazione particolare. Alla riapertura a maggio saremo comunque penalizzati, avendo perso i momenti clou, che sono lo sci, il Carnevale e la Pasqua. Le collezioni primavera estate 2020 in negozio rappresentano il 55%, tenendo poi conto le prime consegne di capi invernali arrivano già a fine maggio/giugno. Quindi apriamo con gli sconti. il calo di fatturato influirà molto sul margine operativo lordo del primo semestre 2020. La vera svolta, ci auguriamo, sarà da luglio quando avremo in vendita la collezione invernale, che ci auguriamo possa darci grandi soddisfazioni. Speriamo che allora le valli tornino a riempirsi di turisti. Certo, siamo preparati ad affrontare una situazione diversa, in cui i contatti con la clientela non saranno più quelli di una volta ma verranno regolati da una rigida normativa.

 La nuova shopping experience sarà sempre più virtuale e meno reale?

Proprio alla luce di questi cambiamenti, diventerà strategico il contatto attraverso i social e il potenziamento dell’e-commerce, da cui ci siamo sempre tenuti lontano. Stiamo dunque lavorando con grande impegno, perché l’obiettivo è essere pronti a fine maggio con un sito che possa davvero replicare l’experience dei nostri negozi fisici, puntando sul glamour, il servizio e la propositività. Intanto aspettiamo il mese di settembre, quando la moda tornerà finalmente in passerella. Ci saranno sicuramente delle gradite sorprese, perché il calo di frenesia, che negli ultimi tempi aveva intossicato il sistema, darà sicuramente maggiore slancio alla creatività degli stilisti.

Ci sono troppe proposte e collezioni oggi?

Sarebbe giusto ripensare la moda con ritmi più umani e lenti, se ci riflettiamo in una stessa stagione si presentano la Cruise, la Pre, la Main, poi la Catwalk ed infine l’Haute Couture. Sono d’accordo con Giorgio Armani, il lusso non può e non deve essere veloce. Ma ci piace vestirci e continueremo a farlo, con un maggior risvolto etico, dove qualità e rispetto per l’ambiente andranno sempre più di pari passo. Ce ne siamo resi conto soprattutto dopo la diffusione del Covid-19.

Pancrazio Parisi – Parisi Taormina

Cosa cambierà nella proposta di abbigliamento e accessori?

C’è un esubero di offerta e spero che il settore si calmi nella tempistica delle proposte e di conseguenza nel tempo di permanenza dei prodotti in negozio. E poi certe iniziative, come il Black Friday, che danni fanno alle boutique? Ci vorrà più riflessione sia da parte nostra che dei consumatori. D’accordo il contenuto moda, ma una certa fascia di persone tornerà a privilegiare il valore intrinseco del prodotto, la qualità e la buona fattura.

Come si può invogliare la gente a tornare in negozio?

Proponendo una parte delle collezioni, direi un 20%, disponibile solo in negozio e non in vendita anche online, cioè prodotti in esclusiva. Questo per evitare che la gente entri in boutique, guardi e prova, e poi compri però online. Solo in negozio si può ricreare la vera shopping experience, si può stupire e coinvolgere il cliente. I turisti stranieri riconoscono che noi italiani siamo bravi nell’accoglienza e a creare empatia, anche se d’ora in poi bisognerà evitare il contatto fisico.

Come preparate il negozio per la riapertura?

Con la sanificazione dell’aria H24, le barriere alle casse e i capi passati con il vapore e tutte le norme di distanziamento e di sicurezza richieste. Per provare le calzature, che richiedono nella prova meno contatto fisico con i commessi, da sempre forniamo i calzini monouso.  Sicuramente esporremo meno prodotti e avremo più magazzino.

Quali modelli di calzature pensa saranno più richiesti?

Sandali, infradito, scarpe leggere che diano un senso di libertà. Forse meno sneaker perché sono state indossate anche durante i giorni di lockdown. Noi vendiamo marchi top fra cui Gucci, Prada, Tod’s, Hogan, Casadei, Jimmy Choo e Zegna nel negozio monomarca, quindi brand in grado di soddisfare tutte le richieste.

Francesca Gaudenzi – Gaudenzi Riccione e Cattolica

Come cambierà il negozio alla riapertura?

Dal punto di vista del prodotto, noi riapriamo con la merce di due mesi fa, quindi senza un cambiamento radicale. Ci sarà invece un diverso atteggiamento nei confronti della moda, più consapevolezza e rispetto sia per il prodotto, sia per il sistema che si è visto costretto a fermarsi nei mesi scorsi.  Certo, anche il nostro sentiment sarà diverso e ci aspettiamo un approccio più riflessivo anche da parte della clientela. Naturalmente il layout e le nuove regole imporranno una nostra preselezione dei capi da esporre – così da non lasciare troppo libera la gente di girare in negozio – e un nuovo modo di provarli, in semi autonomia. Quello che cambierà sarà per noi tutta la procedura in conformità alle normative: sanificazione a vapore dei capi, pulitura dei filtri dell’aria, camerini ripitturati e tutto il resto (mascherine, guanti, calzine monouso per provare le scarpe che però abbiamo sempre avuto essendo in città di mare).

L’acquisto diventerà più esperienziale?

Il cliente si sentirà più coccolato e in grado di apprezzare prodotti di qualità e destinati a durare nel tempo. Oggi ci troviamo di fronte a consumatori sempre più preparati e attenti nelle scelte.

Pensa che gli accessori si venderanno più facilmente?

Credo che l’accessorio darà il via alla voglia di ricominciare perché è spesso un acquisto impulsivo e immediato e nei nostri negozi occupa sempre la parte frontale proprio per la forte componente emozionale di scarpe e borse.  Usciamo dall’inverno e da una esperienza che ci ha profondamente segnato. Dopo le sneaker e le pantofole della quarantena, ci sarà voglia di sandali, ciabattine e mule tacco 5. Non mi aspetto subito richieste per tacchi 12.

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