Calzaturificio Liverpool: dalla linea di produzione al vertice di un'impresa specializzata in mocassini e calzature storiche, amatissima anche dalla comunità ebraica ortodossa

GLI INIZI

In questa nostra rubrica Heritage di solito raccontiamo storie di famiglia, perché tale è il cosiddetto “blueprint” che caratterizza la maggior parte delle imprese storiche del settore calzaturiero: un tramandarsi di generazione in generazione attività nate come piccole botteghe e poi strutturatesi per andare incontro al mercato internazionale.

Quella del Calzaturificio Liverpool, tuttavia, è una vicenda completamente differente, cominciata sì con un’impresa di famiglia, ma poi proseguita nella mani di un intraprendente ex dipendente: Daniele Mengoni.
Nato e cresciuto a Montecassiano, nel maceratese, dunque nel rinomato distretto calzaturiero marchigiano, Mengoni entra nel mondo del lavoro come perito elettrotecnico, quindi in un settore assolutamente estraneo a quello della scarpa.
Per una serie di fortunate coincidenze, però, nel 1983, poco più che ventenne, arriva a Villanova del Ghebbo, in provincia di Rovigo, dove è assunto come operaio da Gianfranco Pezzuolo, all’epoca a capo di un piccolo calzaturificio di famiglia fondato negli anni ‘70.

Per dieci anni, Mengoni lavora come dipendente, diventando il braccio destro del titolare. Per lui è come un figlio, e impara tutto quel che c’è da sapere sulla costruzione di una scarpa. La svolta arriva nel 1993: Pezzuolo non intende proseguire l’attività e mette in vendita l’azienda. A rilevarla e a raccoglierne l’eredità è proprio l’ex dipendente.

LA CRESCITA

Quando Mengoni prende in mano le redini, il Calzaturificio Liverpool è ancora di dimensioni molto modeste e opera in ambito prettamente locale. Deciso ad espandersi, il nuovo titolare guarda prima al mercato italiano e in seguito si dedica completamente a quello estero. Lo fa puntando su un prodotto specifico: il mocassino.
Se la vecchia gestione aveva una linea di calzature che cambiava di volta in volta in base ai trend, Mengoni sceglie invece la strada della specializzazione.

Al mocassino si affianca anche una piccola produzione di calzature storiche. Mengoni racconta com’è nata questa piccola ma interessante nicchia di mercato: «Negli anni ‘80 il calzaturificio produceva uno stivaletto, chiamato Peter Pan. Lo indossò anche Vasco Rossi per una foto che apparve sulla copertina della rivista Ciao. Ce lo chiese un gruppo folkloristico della zona che faceva rievocazioni storiche, poi cominciò a girare la voce e le richieste aumentarono. Quando presi in mano io l’azienda, decisi di creare una linea apposita. Abbiamo ancora forme e fustelle di quaranta o cinquant’anni fa e le scarpe le vendiamo ai gruppi folkloristici di tutta Italia, dalla Sicilia al Piemonte».

Quattro anni fa, inoltre, il Calzaturificio Liverpool lancia il marchio Vittoria Mengoni Venezia (Vittoria è la figlia di Daniele), che produce mocassini da donna cuciti a mano e si rivolge al mercato internazionale: Nord Europa e Regno Unito in primis, ma i clienti arrivano da tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Australia, dalla Svizzera al Giappone, fino alla Mongolia.

LA QUALITÀ

Il comfort e l’estetica sono i punti cardinali di tutti i prodotti del Calzaturificio Liverpool.
«Voglio che chi indossa le nostre scarpe pensi “oh che bello stare qui dentro”», spiega Mengoni, che da buon veneto-marchigiano conosce tutti i migliori fornitori di materie prime, che sceglie personalmente, disegnando anche ogni modello.

Tutto è Made in Veneto, e le lavorazioni sono principalmente manuali.
I prodotti spaziano da quelli più classici a quelli più contemporanei, “giocando” con suole, materiali e applicazioni.

IL FUTURO

Con 15/20 dipendenti, il Calzaturificio Liverpool produce un numero limitato di calzature ma è molto forte in quelle nicchie di mercato sulle quali intende continuare a investire: monoprodotto di qualità (il mocassino) e calzature storiche, a quali va ad aggiungersi un’altra particolarissima area d’azione: quella degli ebrei ortodossi.

«Più di dieci anni fa mi contattò una signora marchigiana, referente di un importante negozio americano — racconta Mengoni — e grazie a lei cominciai a lavorare in esclusiva per un negozio di Brooklyn. Da lì conquistai la comunità ebraica ortodossa di Brooklyn e a quel punto sono arrivati altri clienti, da Londra e da Israele, tutti interessati ai nostri mocassini. Sono tre i colori che vanno per la maggiore: nero, blu e testa di moro».

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