GLI INIZI

Le aziende, a differenza degli uomini, non soffrono gli attacchi e gli acciacchi del tempo. Potenzialmente potrebbero resistere per sempre — e, anzi, ciascun buon imprenditore sogna proprio questo: creare qualcosa che sopravviva a lui e possa portare avanti la sua idea per generazioni — ma ciò non toglie che di imprese che possono vantare 90 anni di attività ce ne siano ben poche in circolazione.

Il Calzaturificio Brunate, fondato nel 1926 e arrivato alle 90 candeline lo scorso 4 settembre, è una di queste. E forse varrebbe la pena prendere appunti, cercando di capire quali sono i segreti di tanta longevità.
Guardando la storia di quest’azienda sono due quelli che saltano immediatamente all’occhio: qualità e capacità di adattamento, anche di fronte alle difficoltà (resilienza, come va di moda dire oggi).

Chissà come se lo immaginavano, Vittorio Galli e Giovanni Volontè, i due fondatori, in quel lontano 1926, il futuro della loro impresa. Chissà addirittura se se lo immaginavano.

All’epoca Vittorio ci sapeva fare coi numeri. Era quello che attualmente verrebbe chiamato “un ottimo amministratore”. Giovanni invece era più bravo con le questioni pratiche: manifattura, progettazione e organizzazione della produzione. In un mercato già altamente concorrenziale, i due decisero di puntare sulle calzature per bambini, calzature di qualità, e a Lomazzo, in provincia di Como, aprirono il Calzaturificio Brunate.

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LA CRESCITA

Non erano tempi facili, quelli, per chi decideva di mettere su un’attività. La grande crisi economica mondiale del ’29 lasciò sul campo numerose vittime, ma il calzaturificio riuscì a resistere e nel ’36 cominciò ad espandersi, mettendo in piedi un grande capannone di 800mq per la produzione e per gli uffici.

Ma il peggio doveva ancora arrivare: nel 1939 muore uno dei due fondatori, Vittorio, e l’anno successivo l’Italia entra ufficialmente in guerra. Durante tutto il periodo bellico l’azienda è nelle mani di Letizia Galli, figlia di Vittorio, allora appena diciannovenne.
La fine della guerra, nel ‘43, oltre a lasciare un’Italia disastrata sotto ogni punto di vista, si porta via anche Giovanni Volontè, e il Calzaturificio Brunate passa in mano ad Elia, figlio di Vittorio, tornato al lavoro subito dopo la fine della guerra e pronto a riadattare la produzione al mercato, ormai completamente trasformato.

Negli anni successivi arriva anche Giacomo, figlio di Giovanni, ma nel ’49 una nuova tragedia colpisce il calzaturificio: un incendio distrugge sia il magazzino che l’intero reparto produttivo.
Nonostante tutto l’azienda continua a crescere. Anche gli ultimi due eredi della famiglia Galli si uniscono all’attività, il capannone viene ricostruito e a metà anni ’50 addirittura ampliato. Con l’aggiunta di uno stabilimento produttivo a Tradate, a pochi chilometri da Lomazzo, i dipendenti arrivano a 200.

Negli anni ’60 il colpo di genio: le scarpine correttive per bambini. Il successo è immediato, in Italia e non solo. Nell’immaginario collettivo dei piccoli (e dei genitori) dell’epoca rimangono le pubblicità uscite su tutti i giornali (qua sotto un paio di esempi).

Arriviamo agli anni ’80. Il settore calzaturiero è uno dei più provati dalle tempeste economiche e sociali del periodo. Molti stabilimenti chiudono, altri delocalizzano in zone col costo del lavoro più basso, usufruendo anche dei finanziamenti pubblici.

Calzaturificio Brunate sceglie invece di andare controcorrente e rimane nel territorio d’origine, abbandonando però quello che fino ad allora è stato il proprio mercato di riferimento, quello delle scarpe per bambini, diventato insostenibile, e intraprendendo una nuova avventura: la produzione di calzature per uomo e donna.

Il know-how, dopotutto, è il più prezioso dei capitali, e quello di sicuro non manca. Come pure la capacità di fare prodotti di altissima qualità. E l’azienda, per l’ennesima volta, si rilancia.
Resilienza, appunto.

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LA QUALITÀ

Riconosciuta a livello mondiale per l’eccellenza della sua produzione, Calzaturificio Brunate porta avanti da decenni, di volta in volta ammodernandoli, gli stessi cinque processi di lavorazione:
1. Progettazione
2. Taglio
3. Orlatura
4. Montaggio e finissaggio
5. Controllo finale

Dal bozzetto al disegno al CAD ai prototipi, dalla scelta del pellame migliore a quella del sistema più adatto per il taglio (manuale oppure automatico), dai ritocchi all’assemblaggio anche di 50 parti diverse per la sola tomaia, dal montaggio della tomaia su sottopiede, suola e tacco alle rifiniture della pelle attraverso spazzolature e stirature, per arrivare a un accuratissimo controllo su ogni singolo pezzo, prima di metterlo nel sacchetto protettivo e, infine, nella scatola.

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IL FUTURO

Attualmente Calzaturificio Brunate ha come mercato principale quello europeo, Germania in testa. A seguire c’è il Nord America, l’Australia e il Giappone.
Oltre all’allargamento verso i nuovi mercati emergenti e il consolidamento di quelli tradizionali (anche attraverso fiere come theMICAM, a Milano, Sole Commerce a New York, FN Platform a Las Vegas, Shoes from Italy a Tokyo, GDS a Düsseldorf, Crecendo Expo a Parigi, Obuv Mir Kozhi a Mosca), negli obiettivi dell’azienda sta pian piano concretizzandosi anche una piccola rete di retail che comprende due factory outlet, a Tradate e Lomazzo, una boutique a Digione, in Francia, e un monomarca a Monaco di Baviera, inaugurato nel novembre del 2014.

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I NOVANT’ANNI

Alla presenza di clienti, collaboratori e dipendenti, lo scorso 4 settembre il Calzaturificio Brunate ha scelto di festeggiare questo speciale anniversario in azienda, quindi in un certo senso “in famiglia”, novant’anni dopo l’inizio dell’avventura di Vittorio Galli e Giovanni Volontè, con un’invidiabile capacità di adattamento che evidentemente si è tramandata generazione dopo generazione.

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