Il progetto di calzatura modulare si evolve e diventa sempre più eco-friendly

ACBC fin dalla nascita è legato al concetto di modularità: basta una zip per reinventare la sneaker e cambiare tomaia, senza perdere mai di vista la sostenibilità, grazie ai materiali bio-based, riciclati e animal free.  Un percorso che ha portato l’azienda a evolversi continuamente perché, come dice l’acronimo del brand, Anything Can Be Changed (ACBC). “Ci siamo evoluti sul fronte delle tecnologie – spiega il designer Edoardo Iannuzzi – affiancando alla zipshoe, che è una tecnica meccanica, nuove tecnologie di materiali e processi produttivi con il target di essere più sostenibili. Nella collezione infatti ci sono materiali alternativi alla pelle: la bio skin che è al 60% bio-based provenendo da scarti agricoli, la apple skin e la grape skin derivanti dagli scarti della mela e dell’uva. Stiamo utilizzando anche il pignatex, un tessuto-non tessuto ricavato dalle foglie dell’ananas. Per quanto riguarda le suole, abbiamo gradatamente innalzato la percentuale di componenti bio-based, passando dal 20% al 60% di materiale riciclato”.

Questi materiali nascono anche dalla passione di Edoardo che ha creato un network di ricercatori e universitari (lui stesso insegna al Master moda al Politecnico di Milano) impegnati nell’innovazione sostenibile, per cercare di fare chiarezza su questo argomento che sta creando molti equivoci. “Abbiamo implementato la carta di identità della calzatura, scaricabile dal nostro sito – dice – fornendo tutti gli “ingredienti” che la compongono e le certificazioni di sostenibilità dei vari materiali, per educare il consumatore e metterlo in condizione di capire e apprezzare il nostro prodotto”.

Oltre a produrre calzature con il proprio marchio, l’azienda collabora con altri brand fashion e sportswear che vogliono avviare un percorso di produzione consapevole attraverso capsule collection. Dopo le collaborazioni con Armani e Moschino, arrivano quelle con Save the Duck e Philippe Model Paris, quest’ultimo interessato a utilizzare il knowhow ACBC per la calzatura sostenibile “Lyon” con tomaia in fibra di mais, cotone organico e poliestere riciclato, che sarà sul mercato per la primavera/estate 2021.

Nonostante ACBC, pur essendo un progetto italiano, realizzi la produzione in Indonesia in un sito produttivo che rispetta gli standard ambientali e sociali del marchio, è stato di recente stretto un accordo con un calzaturificio italiano per creare un laboratorio italiano di sneaker sostenibili. “L’operazione – continua Edoardo – contribuirà ad innalzare la qualità dei nostri prodotti e dei nostri partner che ci considerano ormai un hub per sviluppare un discorso eco-friendly”. Ma come sarà la collezione ACBC per la primavera/estate 2021? “Non solo zipshoes, – conclude il designer – ma anche modelli basici per un’estetica senza tempo, con tomaie in fibre naturali, come il lino e la canapa”.

Flavia Colli Franzone