Il confine tra piede e terreno, probabilmente la parte più importante di una calzatura

Non c’è scarpa senza suola, questo è certo. Più o meno sottile, realizzata in materiali naturali o artificiali, ha grossomodo la forma del nostro piede e lo protegge. La suola è un confine, sia ideale che materiale, tra il nostro corpo e il terreno che calpestiamo. Si può avere la testa tra le nuove quanto si vuole ma la suola se ne starà sempre attaccata alla terra.

La storia della suola, dunque, coincide perfettamente con quella della scarpa. Anzi, forse la precede, visto che i primissimi esempi di calzatura ritrovati, di epoca preistorica, sono poco più che delle suole in fibra vegetale o legno tenute assieme con dei lacci.

Anche nell’Antico Egitto si usavano molto le fibre vegetali per le suole, come il papiro, le foglie di palma, il giunco, ma anche legno e cuoio. Da allora i materiali e le tecniche di realizzazione di questa parte fondamentale della calzatura sono rimaste sostanzialmente immutate per millenni, fino all’800, quando il chimico e ingegnere americano Charles Goodyear inventò la vulcanizzazione della gomma.

È stata invece una tragedia a portare a una delle più grandi invenzioni per il settore della calzatura e per l’alpinismo: la suola a carrarmato.
Era il 1935 e l’alpinista milanese Vitale Bramani assistette a un incidente in cui persero la vita sei escursionisti in Val Bregaglia. Una delle cause della fatalità: le pessime suole delle scarpe.
Dopo quella terribile esperienza Bramani, col supporto di Pirelli, inventa la prima suola in gomma vulcanizzata, che brevetta nel ‘37.
Il disegno dei tasselli ricorda quello dei cingoli di un carrarmato.

Oggi cuoio, legno e, in misura minore, fibre naturali si utilizzano ancora. Ma la maggior parte della calzature è caratterizzata da una suola in gomma o materiali sintetici. Si gioca anche molto col colore (ad esempio il rosso di Louboutin, un vero e proprio marchio di fabbrica), con le geometrie, le texture, puntando su particolari che diano riconoscibilità al brand.

QUALCHE TECNICISMO

Si parla di gomma vulcanizzata quando le mescole di gomma vengono cotte e lavorate a temperature superiori ai 180°. Questo tipo di lavorazione impedisce alla gomma di cambiare forma ed eventualmente sciogliersi con il calore del sole o dell’asfalto.

Viene invece chiamata para il lattice dell’albero della gomma che viene fatto coagulare, essiccare e invecchiare.

Si utilizza l’etilenvinilacetato (o E.V.A.) per le suole in microporosa, materiale molto resistente e leggero. Un’alternativa naturale è l’uso di amido di mais al posto dell’etilenvinilacetato.

La sperimentazione sulle suole, sia con materiali naturali che chimici, ha comunque fatto grandi balzi in avanti negli ultimi decenni, e si continua a produrre e brevettare nuove soluzioni, soprattutto nell’ambito delle calzature sportive.

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