Dal lattice dell'albero della gomma alle passerelle della moda

Convenzionalmente si fa coincidere la nascita delle sneaker con l’invenzione della vulcanizzazione della gomma, brevettata dal chimico e ingegnere americano Charles Goodyear nel 1844. Proprio da lì, infatti, ha preso il via una grande mostra allestita qualche anno fa presso il Brooklyn Museum, intitolata The Rise of Sneaker Culture.
Senza la gomma vulcanizzata, non ci sarebbero state le suole in gomma, e dunque le scarpe sportive. Anche se in realtà l’intuizione di proteggere la pianta del piede spalmando sulla pelle il caucciù ottenuto dall’albero della gomma fu degli indigeni del mesoamerica, che adoperarono questa tecnica per secoli.

Per vedere le prime scarpe con le suole di gomma (piccola curiosità a proposito di suole: Charles Goodyear Jr., figlio di Charles Goodyear, inventò una particolare tecnica di cucitura della tomaia alla suola della scarpa, chiamata appunto tecnica Goodyear) bisognerà però aspettare il 1870, quando nel Regno Unito cominciarono a diffondersi delle calzature molto spartane e poco costose, che venivano comunemente chiamate plimsoll, cioè linea di galleggiamento, perché tra la suola e la tomaia, realizzata in tela, c’era una banda colorata che assomigliava alla linea dipinta sugli scafi delle navi.

Utilizzate principalmente per giocare a croquet, a tennis e per le scampagnate, le plimsoll venivano distribuite pure ai soldati dell’esercito britannico. Nel giro di pochi anni ebbero successo anche negli Stati Uniti, dove cominciarono a essere prodotte da diverse aziende in concorrenza tra loro.
Il nome sneaker, a quanto pare, fu coniato proprio da un agente di commercio per pubblicizzare i suoi prodotti, che, sosteneva, grazie alla suola in gomma permettevano di avvicinarsi a qualcuno senza essere sentiti — to sneak, infatti, significa fare di nascosto.

Il vero e proprio boom arrivò dopo la Grande Guerra, quando l’attività fisica divenne sempre più importante tra le masse di tutto il mondo, ma fu soltanto negli anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale che cominciarono a diffondersi modelli differenti progettati per attività differenti.
Fino al dopoguerra, però, a nessuno era mai venuto in mente di indossare le sneaker al di fuori dei campi da gioco e delle palestre. È solo negli anni ’50 che i più giovani, per comodità e per una minore rigidezza delle imposizioni sociali e delle regole scolastiche, cominciarono a calzare scarpe sportive anche nel tempo libero.

Le vendite delle tradizionali calzature in pelle cominciarono a calare, quelle delle sneaker si impennarono. Le sottoculture che all’epoca cominciavano a fiorire le adoravano, e pian piano le scarpe da ginnastiche diventarono uno degli elementi fondamentali dell’abbigliamento giovanile, per poi essere sdoganate, a partire dagli anni ’80, anche nel codice di abbigliamento degli adulti.

Sempre a partire dagli anni ’80 si incomincia a parlare di sneaker culture: soprattutto grazie all’hip-hop e alla moda streetwear, le sneaker diventano un fenomeno di culto e un oggetto del desiderio, protagoniste di canzoni e video.
Oggi — da quelle prettamente tecniche a quelle per il tempo libero fino agli ibridi con le scarpe tradizionali — sono le calzature su cui si riversano la maggior parte delle innovazioni tecniche e delle sperimentazioni tecnologiche del settore calzaturiero. Sono ai piedi dei migliori atleti del mondo, sfilano in passerella, vengono prodotte dai più importanti marchi della moda, sono oggetto di collezionismo e possono arrivare a costare cifre spropositate: di strada, dall’invenzione di Goodyear e dalle prime plimsoll, ne hanno fatta tanta.

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