La fotografia di un settore virtuoso che, dall’abbigliamento agli accessori, traina l’economia italiana.

Dietro alle sfilate, agli stilisti, ai blogger c’è un’industria virtuosa e una filiera che non sempre viene raccontata e valorizzata.
È questa la forza del made in Italy in tutti i comparti, dall’abbigliamento alle calzature, alla pelletteria, analizzati nel libro “Lo Stato della Moda” realizzato da Confindustria Moda.

Un libro di numeri, dati, analisi comparative/competitive dei vari comparti che compongono il sistema, ma anche spunto per riflessioni che vanno oltre. Nell’introduzione, il presidente di Herno e di Confindustria Moda, Claudio Marenzi, parla del libro come di “presa di coscienza di chi siamo e di dove stiamo andando, grazie ad aziende che sono capaci di coniugare la sensibilità delle emozioni e del fare con l’essere impresa”.

Nell’opinione della giornalista Paola Bottellila filiera è un valore unico e irripetibile della moda italiana, una catena che incarna la reputazione del bello e ben fatto”, motivo che attrae i marchi stranieri a produrre in Italia. Che non si tratti solo di un libro di numeri lo testimonia la “visione” del sociologo e saggista Francesco Morace che sottolinea come “il profondo cambiamento socioculturale degli ultimi 20 anni abbia indicato un nuovo modo di percepire il fenomeno moda”.
La grande sfida è quella di personalizzare per arrivare a prodotti sempre più vicini alle esigenze dei consumatori, facendo distinzione fra “alta e bassa risoluzione”, cioè fra la qualità reale e quella percepita, fra l’alta qualità della fattura che richiede conoscenza, approfondimento e saper fare, e la bassa risoluzione di un mondo pervaso dal digitale, dalle app e dai social network, che rendono tutto accessibile e condivisibile secondo le logiche del desiderio immediato che diventa capriccio.

Nel libro si trovano anche tutti i dati 2017 di produzione, export, import relativi ai vari settori del sistema moda, fra cui anche le calzature.