Dopo l’anteprima al Micam di settembre, il musical è in scena al Teatro Nuovo dal 30 novembre al 16 dicembre. Con costumi e calzature made in Italy.

[In cover: foto dello spettacolo di Kinky Boots del 4 dicembre a Milano]


I primi passi – sui tacchi a spillo – li ha mossi durante l’edizione del Micam di settembre e in quell’occasione l’anteprima del musical pluripremiato a Broadway ha entusiasmato il pubblico presente alla serata di gala della manifestazione calzaturiera (leggi di più
). Ispirato a una storia vera, Kinky Boots narra le vicende di un giovane produttore di calzature, che trova in una collezione davvero “alternativa” la strada per il rilancio dell’azienda di famiglia ormai in disgrazia. Una storia così unica e fortemente legata al settore calzaturiero aveva destato subito l’attenzione di MICAM Milano che ha voluto patrocinarne il debutto al quale sono seguite in vari punti di Milano delle “cabine” raffiguranti i protagonisti per invogliare a fare selfie e foto e un flashmob, organizzato il 21 settembre in piazza San Babila, ispirato al musical.

Ora Kinky Boots arriva a teatro con la sua carica di allegria, di speranze e un pizzico di follia.  Le musiche sono di Cindy Lauper, la regia italiana di Claudio Insegno e i costumi di Lella Diaz. A MICAM Milano abbiamo incontrato proprio la costumista che ci ha spiegato la rilettura italiana del musical.

Ci sono differenze con gli altri musical per quanto riguarda i costumi?

I costumi sono stati fatti apposta per questo spettacolo. Non potevano essere identici a quelli del musical americano o inglese, e mi sono inventata delle figure diverse, calate in una realtà britannica, ricreando ad esempio una “british burlesque”, cioè un burlesque con i colori della bandiera inglese, o riferimenti a personaggi come David Bowie e al punk che è nato in Inghilterra. Quindi una produzione totalmente italiana, pur mantenendo inalterate la storia, il mood e il carattere dei personaggi che, non dimentichiamo, sono inglesi, perché il calzaturificio in questione è anglosassone.

E le calzature?

 

Ho disegnato anche gli stivali, adattandoli ai costumi dello spettacolo italiano.

Ho avuto una grande collaborazione dall’azienda marchigiana che li ha prodotti. Ci siamo preoccupati dell’estetica, ma anche della comodità, visti i tacchi altissimi sui quali devono ballare i protagonisti.

È più abituata a cimentarsi con gli abiti o anche con gli accessori?

Lavoro in teatro da 33 anni e mi dedico ai costumi dalla testa ai piedi. Se necessario disegno anche le parrucche e i gioielli, tutto quello che è di contorno all’abito. Sono anche scenografa però in questo caso mi sono concentrata sui costumi.