Abbiamo intervistato l'artista francese Monsieur Plant creatore di scarpe naturali

Nato e cresciuto a Parigi, Christophe Guinet si è fatto conoscere a livello internazionale come Monsieur Plant, nome d’arte col quale da qualche anno realizza incredibili composizioni naturali, tra cui spiccano degli ibridi “botanico-calzaturieri” che gli sono valsi articoli e interviste su tutte le più importanti testate del mondo.

Il suo ultimo lavoro l’ha realizzato in Italia, a Milano, riproducendo con fiori, erbe, muschi e cortecce alcuni dei modelli di scarpe da bambino esposti durante MICAM Milano.
Noi di Italian Shoes abbiamo avuto il piacere di incontrare l’artista francese e l’abbiamo intervistato.

Christophe, quando sei diventato Monsieur Plant?

L’idea mi è venuta di ritorno da un viaggio in India. Ero partito per staccare con il mondo del marketing e della comunicazione, nel quale era immerso quotidianamente e che stava cominciando a diventare pesante, per me. Il viaggio era uno modo per rinfrescare le idee, per riconsiderare la mia vita.
Al ritorno ho avuto bisogno di diverse settimane per tornare ai soliti ritmi, settimane durante le quale ho fatto molte passeggiate solitarie nella natura. È allora che Monsieur Plant è nato.

Come hai imparato a utilizzare fiori e piante per realizzare le tue composizioni?

Non ho studiato floricoltura ma fin dall’infanzia sono appassionato di piante. Già a 15 anni avevo la mia prima collezione di orchidee. Sono cresciuto con le piante. È una passione che non mi ha mai abbandonato e sono ciò che sono grazie a loro.

Perché hai deciso di usare le scarpe come uno dei soggetti principali delle tue opere?

Da appassionato di skate e “street culture” le scarpe sono presto diventate l’elemento chiave del progetto, con un’attenzione particolare per i modelli che non uso più. È un modo, per me, di riciclare le mie scarpe.
A quel punto bisognava trovare gli elementi naturali per “vestirle”: papaveri, rocce, muschio…
Nelle mie creazioni si può leggere una certa dicotomia: da un lato il marketing e il mondo dei media in cui viviamo, dall’altro i valori etici a me cari.
In effetti non dobbiamo dimenticare, nel corso del nostro cammino, che è importante ritornare alla fonte, alla natura che nutre spiritualmente e artisticamente l’uomo. Questa metamorfosi da scarpe da ginnastica a composizioni vegetali è un invito, per ciascuno di noi, a contemplare e riscoprire la bellezza di un semplice seme o di un’erba selvatica, la delicatezza di un fiore.

C’è una vecchia fiaba, intitolata L’albero delle scarpe, in cui c’è appunto un albero che produce frutti-scarpa, che si possono indossare ma anche mangiare. Ti piacerebbe se le scarpe fossero esseri viventi, in continua trasformazione, da nutrire e curare?

Sì, amo guardare il mio lavoro evolversi, cambiare nel tempo, e prendermi cura delle mie scarpe-pianta.

Quante ore di lavoro ci sono dietro a ogni pezzo?

È difficile quantificare le ore di lavoro perché realizzo le mie creazioni con amore, e a quel punto il tempo non conta. Ad ogni modo, dipende dal tipo di pianta: le scarpe con i petali dei fiori con la corteccia richiedono più tempo.

 

Amo guardare il mio lavoro evolversi, cambiare nel tempo, e prendermi cura delle mie scarpe-pianta.

Hai girato un po’ per MICAM? Che ne pensi?

Sì, ho visitato ogni sezione di MICAM. Per me era prima volta e sono rimasto impressionato dal numero degli espositori e dalla varietà. Ho trovato un gigantesco salotto che era un vero e proprio regno della scarpa!

La tua scarpa ideale?

Per me la scarpa ideale è quella in cui c’è vera consapevolezza ecologica durante il processo di produzione.

Cosa ne pensi delle scarpe italiane?

Penso che la parola chiave per le calzature italiane sia una: qualità.