A MICAM le performance artistiche di Johannes Stötter e Ice R-evolution, tra simboli e ideali

Gli oggetti non sono soltanto cose. Gli oggetti, attraverso i nomi che li definiscono, le forme che hanno, i materiali con cui sono realizzati, possono portarsi dietro anche un ricco apparato di storie, concetti, rimandi. In tal caso diventano simboli: sono ciò che sono ma al contempo sono anche altro.

Prendiamo la scarpa. Una scarpa è una scarpa, ma è anche camminare, viaggiare, la libertà di muoversi. Se la troviamo su un cartello, ci intima di mettere o di togliere quelle che abbiamo ai piedi. E, in base alla forma, può anche simboleggiare lusso, eleganza, manifattura, persino un intero comparto industriale (nelle mappe tematiche degli atlanti vediamo tante scarpette quanti sono i distretti della calzatura).
Nella Bibbia scopriamo addirittura l’usanza di usare un sandalo come segno di proprietà: se ne lanci uno su un campo, o ci passi sopra indossandolo, ne rivendichi il possesso.

Il concetto funziona anche al contrario. Una scarpa è una scarpa anche se effettivamente non lo è, se è soltanto disegnata, se è gigantesca oppure minuscola, se è fatta di vetro o di cemento. Non puoi indossarla ma i significati che evoca sono gli stessi.
La forma materiale cambia, ma l’idea rimane.

La dimensione ideale è anche uno dei temi dell’87ª edizione di Micam che ha basato la campagna di comunicazione sul Paradiso dantesco (dopo l’Inferno e il Purgatorio delle edizioni precedenti) e, oltre aver portato a Milano migliaia di espositori, buyer e visitatori da tutto il mondo, ha anche dato spazio a una serie di artisti che hanno dato la propria interpretazione dell’idea di scarpa.

Tra di loro, c’è anche chi ha giocato con supporti davvero inconsueti come il corpo e il ghiaccio.
Johannes Stötter, ad esempio, dopo aver partecipato alla scorsa edizione (in occasione della quale noi di Italian Shoes lo abbiamo intervistato), ha usato il suo grande talento come bodypainter e mago delle illusioni ottiche per rappresentare calzature su corpi femminili, realizzando dei meravigliosi tableau vivant capaci di sorprendere il pubblico, ipnotizzato e silenzioso durante ogni fase della performance.

MICAM, Milano, Francesco Falasconi

Ben più rumoroso, invece, l’approccio di Ice R-evolution, progetto performativo di due scultori del ghiaccio, Michela Ciappini e Francesco Falasconi che, a colpi di motosega, hanno alzato al vento piccole tempeste polari fino a ottenere, dai grossi blocchi trasparenti, delle splendide décolléte decorate.

E se quelle di ghiaccio si scioglieranno e quelle “di carne” torneranno a essere corpi umani, poco importa. Per il tempo in cui gli spettacoli sono andati in scena, quelle erano scarpe a tutti gli effetti, simbolo di ogni calzatura del mondo, di tutte quelle che abbiamo creato e tutti quelle che dovremo ancora inventare, produrre e indossare.