Abiti e accessori in mostra al V&A Museum di Londra fino a febbraio 2020.

[In cover: Mary Quant e modelli durante il lancio della collezione Quant Afoot, 1967 © PA Prints 2018]

Dalle minigonne agli hot pants, dal makeup alle calzature, la mostra Mary Quant (fino al 16 febbraio 2020) porta sotto i riflettori la rivoluzione nella moda e nel costume che ha segnato un’epoca e ha influenzato, e continua a farlo, stilisti e collezioni, che ancora oggi rivisitano gli anni Sessanta. 

In mostra al Victoria&Albert Museum oltre 200 abiti e accessori degli anni Sessanta e Settanta, inclusi anche alcuni pezzi inediti dell’archivio personale della designer, oggi ultraottantenne. Pioniera nella moda e nel retail con la boutique Bazaar, l’estetica di Mary Quant si è sviluppata nel periodo della sottocultura british a fine anni Cinquanta, fra il Beatnik street chic e il gusto dei Mods (abbreviazione di Modernists) per le linee pulite e sartoriali.

 

 

Le sue minigonne e mini abiti sono stati immortalati addosso alla modella Twiggy, ma Mary Quanto fu innovativa anche nell’uso dei materiali.
Fu la prima ad usare il pvc, conferendo agli abiti e alle calzature l’effetto “bagnato” e rendendoli impermeabili. Famosa è la linea di calzature Quant Afoot, che comprendeva stivaletti alla caviglia colorati. E se lei stessa dice di non aver inventato la minigonna, ma di averla vista addosso alle “ragazze di King’s Road”, quei “due pollici sopra il ginocchio” (circa 5 centimetri), diventati poi cinque e oltre, hanno cambiato la storia della moda.