Le vendite di prodotti moda sono in calo in Giappone. Per stimolare gli acquisti dei giovani consumatori non basta più il prodotto, anche se di qualità e di design, ci vuole una shopping experience completa che coinvolga altri settori affini.
Lo conferma Kohei Takehara, buyer per le calzature uomo di Barneys NY, il Gruppo americano che in Giappone ha sei negozi fra Tokyo, Kobe, Yokohama e Fukuoka. 

Cosa vuol dire made in Italy per i giapponesi?

Il made in Italy è associato a un’immagine ben precisa, legata soprattutto alla qualità e al design del prodotto.

Quale percentuale ricopre il made in Italy nei vostri negozi?
Il 40% circa; il resto è suddiviso fra brand giapponesi (40%) e prodotti provenienti dalla Cina.

Come è cambiata nel tempo la percezione dei consumatori per il prodotto italiano?
Per quanto possa essere cambiata la percezione della moda, i valori che comunica il made in Italy sono rimasti immutati.

Cercate anche nuovi brand da aggiungere ai marchi consolidati? Fate scouting nelle fiere?
Si, speriamo sempre di trovare qualcosa di stimolante.

Che tipo di calzature cercate al Micam?
Per la prossima stagione proposte sportive perché lo stile classico non sta andando molto bene a livello di sellout. Ora piacciono le sneaker, ma i modelli più sofisticati e meno tecnici.

Quali sono i brand best seller  nel genere sportivo?
Balenciaga è il numero uno, e fra i brand italiani Doucal’s.

Cosa fa Barneys per rendere più appealing la shopping experience in negozio?
In un momento storico come questo, dove le vendite online raddoppiano di anno in anno, si organizzano eventi in store non limitati alla moda, ma improntati sul lifestyle, coinvolgendo ad esempio i produttori di vino se si tratta di un evento made in Italy. I giovani oggi  sono meno attratti dalla moda e si cerca quindi di fidelizzarli e intrigarli con eventi di immagine.