Tre blogger americane ospiti di Micam e Mipel hanno raccontato segreti, difficoltà e strategie del loro mestiere

Decine, centinaia di migliaia, a volte milioni di persone che seguono ogni loro movimento, commentano ogni cosa che indossano, li imitano, ascoltano i loro consigli, vorrebbero essere come loro. Sono gli influencer: coccolati dalle aziende e dalla stampa, che non manca però di sottolinearne ogni passo falso, sono capaci di muovere milioni di dollari influenzando, appunto, gusti e acquisti dei loro follower, che raggiungono principalmente dai social network, Instagram su tutti.

Nonostante ciò che ne pensano i detrattori, fare l’influencer è un vero lavoro, e come tale ha le sue difficoltà, le sue strategie, i suoi segreti.

«In questo lavoro gli alti possono essere molto alti, e i bassi altrettanto bassi», spiega Lindsi Lane Watts, blogger e influencer americana che su Instagram ha oltre 250.000 follower e, insieme alle sue colleghe Marni Harvey e Christie Ferrari, è a Milano ospite di Micam e Mipel. Le due fiere, con il sostegno della Regione Lombardia, hanno infatti unito le forze per promuovere il sistema fieristico lombardo e, attraverso il progetto U.S.A. Influencers, ha chiesto alle tre giovani star del web di raccontare attraverso i loro canali social le eccellenze del territorio e di entrambe le manifestazioni.

Protagoniste di un panel — The art of becoming influencer — hanno spiegato come si diventa influencer, in cosa consiste il loro mestiere, e come possono fare le aziende, anche quelle piccole, a promuovere i loro prodotti e servizi attraverso questo nuovo tipo di figura professionale.

DIVENTARE INFLUENCER

«Il mio brand è la mia personalità», dice Lindsi.
«Chi comincia a muoversi in questo mondo dovrebbe innanzitutto prenderlo come un lavoro serio e poi chiedersi: “in cosa sono unico?”. Quando ti approcci a un brand, fagli capire quale può essere il tuo valore aggiunto», le fa eco Christie Ferrari, che con più di 500.000 follower si occupa di moda e accessori, prodotti di bellezza e viaggi. Laureata in psicologia, utilizza spesso le sue conoscenze in materia, ed è uno dei suoi punti di forza per restare in contatto con il suo pubblico.

Continuare ad attrarre e coinvolgere le persone, quotidianamente o quasi, è dopotutto una delle problematiche del lavoro di influencer.
«Bisogna conquistare la fiducia e non tradirla mai», pensa Marni, che ha lanciato il suo blog nel 2014 e oggi è seguita da oltre 200.000 persone su Instagram.

Ma come si fa a non tradire la fiducia quando gran parte dei contenuti postati dagli influencer sono sponsorizzati dalle aziende, che oltre a regalare i loro prodotti spesso pagano profumatamente per farli indossare e provare?

MANTENERE L’EQUILIBRIO TRA CONTENUTI SPONSORIZZATI E NON

«Non credo ci sia un segreto, una formula», sostiene Christie, che infatti vede come sul suo profilo Instagram gli uni e gli altri abbiano uguale successo.

Lindsi è d’accordo ma fino a un certo punto, ritenendo che mettere ad esempio cinque post sponsorizzati di fila non sia una scelta felice: «è come trovare una rivista con tutte pubblicità di seguito».
L’importante — qui tutte e tre la pensano allo stesso modo — è sponsorizzare solo brand in cui si crede davvero.

 

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In Milano, time stands still. 🕰 pic: @lisarichov

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UNA CAMPAGNA DI SUCCESSO

Per fare in modo che il rapporto tra azienda e influencer produca buoni risultati è fondamentale che una campagna funzioni per tutti: il marchio, il blogger, i lettori. E per far sì che questo succeda, Lindsi e Marnie suggeriscono di costruire assieme i contenuti — azienda e influencer — in modo che il messaggio sia efficace ma anche coerente con l’immagine e la personalità del testimonial.

«Parlare di ciò che si conosce», aggiunge Christie, che riceve proposte per campagne su tanti settori diversi ma, alla fine, il filo conduttore è sempre lei, ciò che è, ciò che sa, ciò che le piace.

Essere originali, coerenti e non tradire la fiducia dei follower, ecco alcuni dei consigli delle tre influencer

PUNTARE SULL’ORIGINALITÀ

Se oggi Instagram è uno dei principali driver per le vendite dei prodotti, è pure vero che è facile trovare contenuti spesso molto, troppo simili. L’effetto déja-vu è sempre in agguato, e recentemente è nato addirittura un profilo — @insta_repeat — interamente dedicato ai post che si assomigliano molto tra di loro.

«Di questo siamo tutti colpelvoli», confessa Marni, ma una possibile soluzione al problema dell’originalità la offre Lindsi, che consiglia di provare a forzare i limiti dello strumentopush the envelope, dice.

CONSIGLI ALLE PICCOLE AZIENDE

Originalità o meno, spesso servono grandi budget per poter sperare di collaborare con personaggi che hanno centinaia di migliaia di follower. Ma non è detto che un piccolo marchio, anche con poche risorse, non possa collaborare con professioniste come le tre ospiti di Micam e Mipel.

«L’importante è non fare pressioni, essere gentili», rivela Lindsi.
«E non aspettarsi che un regalo si debba poi tradurre in un post assicurato», ci tiene a precisare Christie.

 

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I’ll be there for you and YOU ⚡️ Made it to Milan with my girls @lindsilanestyle & @marnidanielle | Shop my look on the blog {link in bio} #milano

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DI SCARPE, BORSE E MADE IN ITALY

Felicissime di essere a Milano per Micam e Mipel, le tre influencer si dichiarano letteralmente ossessionate da borse e scarpe, e spiegano che i loro lettori sono impazziti vedendo i post che hanno pubblicato dall’Italia.

Quando viene loro chiesto se credono che la gente apprezzi e capisca il Made in Italy sui social media, Christie prova ad approfondire: «non è necessariamente un argomento di conversazione ma tutti sanno che il Made in Italy è sinonimo di lusso e alta qualità».
Secondo Marni, «dato che da una foto non sempre si capisce la qualità di un prodotto, specificare che si tratta di Made in Italy è come dare coordinate più precise sulla tale qualità».

In quanto a cosa è più di tendenza in questo momento, Lindsi, Marni e Christie si trovano sulla stessa lunghezza d’onda e, insieme, snocciolano una piccola lista: stivali da cowboy, neon sneakers, scarpe bianche, stampe animalier e scarpe in PVC.