Brand genderless che nasce da emozioni e ricordi personali.

Dapprima fu l’abbigliamento, circa 10 anni fa, e poi da due anni sono arrivate anche le calzature nel mondo di Simone Botte, ideatore del marchio Simon Cracker, più conosciuto all’estero, dove ha calcato le passerelle dei paesi dell’est Europa.

Ma le scarpe rimangono una sua passione, un ulteriore mezzo per esprimere la sua visione no-gender e il suo spirito libero da  “etichette”, avendo lavorato come graphic designer, stylist e art director per aziende della moda. Nelle sue collezioni di abbigliamento ha eliminato le taglie e i capi sono perfettamente adatti all’uomo e alla donna; si differenziano solo nel modo di presentarli nel lookbook.
Nelle calzature, che sono prodotte a Cesena, città natale di Simone e in collaborazione con
dá quy, ricorrono gli stessi segni grafici come i graffiti e le pennellate a mano che sono il fil rouge della p/e 2020: stivali con segni grafici, desert boot dipinti a mano, sneaker aerografate con inserti di passamaneria che ricordano l’interior design in un continuo pescare nella memoria e nel territorio della Romagna.

Simone Botte condivide i principi del marchio vegano di calzature Dá Quy (che in lingua vietnamita vuol dire pietre preziose), creato nel 2017 da Enrica Ramilli, che si concentra su materiali come ecopelle, velluti, rasi e legno.
Sempre prodotto in Italia, il marchio nasce dall’esigenza di coniugare estetica e moda etica.