Una boutique con pezzi esclusivi, una osteria firmata da Bottura e una galleria dove convivono passato e presente della maison.

[di Flavia Colli Franzone]

Si resta affascinati, spiazzati, disorientati, incantati davanti alla magia del nuovo Gucci Garden in Piazza della Signoria a Firenze, inaugurato il 9 gennaio.
Ci si aspettava qualcosa di simile a una boutique, invece è un viaggio nel mondo eclettico della griffe e della mente creativa di Alessandro Michele, che ha coniugato uno spazio di vendita, diviso in due grandi stanze, una osteria firmata da uno chef-star del calibro di  Massimo Bottura, e una Galleria, al primo e secondo piano del palazzo,  dove sono accostati, in modo volutamente disarmonico, pezzi del passato e del presente che raccontano la storia di Gucci.

Nella boutique, trionfo di combinazioni cromatiche diverse con carte da parati colorate sul cui sfondo si stagliano le stampe dei capi, degli accessori, delle ceramiche e degli articoli di cancelleria e articoli da regalo, tutti gli oggetti hanno l’etichetta Gucci Garden, a significare che si tratta di pezzi esclusivi e in vendita solo in questo luogo.
Il mood dell’ambiente richiama quello dei vecchi negozi con mobili di antiquariato (guardaroba, tavoli, credenze), restaurati e riproposti con un nuovo allure.

Il piccolo ristorante, dai prezzi sorprendentemente abbordabili, propone piatti iconici e creativi per accogliere i clienti da pranzo a cena.

Osteria al Gucci Garden

L’osteria al Gucci Garden firmata dallo chef stellato Massimo Bottura.

La Galleria reinterpreta e reinventa lo spazio del museo Gucci, aperto nel palazzo nel 2011. Qui convivono passato e presente dove oggetti e abbigliamento di oggi sono accostati ad articoli vintage, pareti decorate da artisti si alternano a carte da parati Gucci in tessuto stampato, secondo un concept ideato da Alessandro Michele e Maria Luisa Frisa, che hanno voluto uno spazio più vicino a un laboratorio di idee, che a un museo tradizionale.

 

Tutti gli spazi di questo progetto, come dice il nome stesso – e come dimostrato dalle divise da giardiniere del personale che ci ha accolto all’inaugurazione – sono un tripudio di riferimenti alla flora e alla fauna, reali nelle stampe dei tessuti e dei materiali,  ma anche metaforici come spiega il direttore creativo Alessandro Michele: “Il giardino è reale, ma appartiene soprattutto alla sfera dell’immaginario, popolato com’è di piante e animali; come il serpente, che  si insinua dappertutto e che, in un certo senso, simbolizza un perpetuo inizio e un perpetuo ritorno”.

E il serpente, infatti, non manca di strisciare su alcuni capi di abbigliamento.