Intervista al body painter Johannes Stötter, ospite della 86a edizione di MICAM Milano

A MICAM Milano, la più importante fiera mondiale della calzature, di scarpe sono tutti abituati a vederne molte, e di ogni tipo. Produttori, buyer, giornalisti, pr: difficile sorprendere chi sa tutto di tacchi e pellami, di suole e puntali. Ma c’è un angolino in cui si fermano tutti, lo sguardo tra l’incantato e il sorpreso. In quell’angolino sta lavorando un vero mago delle illusioni ottiche e ciò che appare come un’enorme decolleté si rivela invece essere una ragazza, interamente dipinta, da capo a piedi, immobile in una posa che sembra scomodissima da mantenere.

L’autore di tale capolavoro è Johannes Stötter, artista italiano, nato nel Sud Tirolo, conosciuto in tutto il mondo come uno dei più grandi body painter.
Apparso su tutte le più autorevoli televisioni, riviste e quotidiani, dagli Stati Uniti al Giappone, Stötter è capace di trasformare i corpi umani in animali esotici, piante, pietre, paesaggi e… scarpe.

Ospite dell’86a edizione di MICAM Milano, l’abbiamo intervistato.

Come hai iniziato?

Fin da bambino ho sempre disegnato e già allora avevo il desiderio di diventare artista.

Come sei passato dal disegno al body painting?

L’idea è arrivata così, all’improvviso, un giorno. Ho pensato che sarebbe stato interessante dipingere su un corpo umano. All’epoca non sapevo niente del body painting: non ne avevo mai sentito parlare, non avevo visto foto, non sapevo se esistessero dei colori apposta. Due o tre anni più tardi ebbi l’opportunità di provare e capii subito che era la mia strada.

Che tipo di percorso formativo hai fatto?

Ho studiato musica — suono soprattutto il violino — e anche scienze dell’educazione e filosofia. Questo tipo di formazione, nonostante io abbia intrapreso la carriera dell’artista, mi è stata molto utile dato che sono continuamente a contatto con le persone, sia quelle che dipingo sia quelle che partecipano ai miei workshop.

Sei continuamente in giro per il mondo a realizzare progetti. Qual è il tuo metodo di lavoro?

Quando mi viene in mente qualcosa, prima di tutto faccio un disegno, un bozzetto. Successivamente lo provo con una persona e, se funziona, creo un disegno più grande, dettagliato e a colori, cercando di immaginare il risultato finale. Alla fine lo realizzo sui corpi, spesso aggiungendo particolari, a volte cambiando tutto, quando il risultato non mi soddisfa.
Può essere un processo molto lungo, anche perché non ho modelli lì in casa che aspettano solo che io disegni su di loro [ride, ndr].

Assomiglia in qualche modo al processo creativo di un designer di calzature, che inizia da un’idea ma poi deve confrontarsi con i materiali, con le forme, gli equilibri.

Sì.

Abbiamo visto che durante il lavoro di disegno sui corpi usi spesso la macchina fotografica.

Mi serve per rendermi conto meglio dei dettagli, dei particolari che vanno migliorati. Fotografare aiuta a vedere meglio tutto l’insieme.

È la tua prima volta a MICAM Milano? Come ti hanno contattato?

Sì, è la prima volta. Mi hanno chiamato dopo aver visto una scarpa che avevo realizzato e pubblicato.

Se ti dico calzature Made in Italy, cosa ti viene in mente?

L’Italia è un paese celebre per le calzature. Io ho difficoltà a trovare scarpe che veramente mi piacciono, e quelle italiane hanno qualcosa in più.