Tra calcio e stile, all'insegna della passione irrazionale e della bellezza ideale

Non è facile diventare un tifoso di calcio, ci vogliono anni. Ma se ti applichi ore e ore entri a far parte di una nuova famiglia. Solo che in questa famiglia tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose.

Nel suo romanzo di culto del 1992 Febbre a 90′, diventato anche un film con Colin Firth qualche anno dopo, lo scrittore inglese Nick Hornby descriveva perfettamente le gioie e le sofferenze, le ansie e le follie che milioni di tifosi, in tutto il mondo, vivono da decenni.

Fan Moscow, di Alexey Kiselev, dalla mostra “Fanatic Feelings. Fashion Plays Football.

Se c’è qualcosa di totalmente irrazionale, imprevedibile, frustrante e al contempo esaltante, è la passione per una squadra di calcio. Organizzare la propria vita in funzione di un calendario stagionale, lasciare influenzare le proprie emozioni da un risultato, compiere azioni che normalmente non si avrebbe l’incoscienza o il coraggio di commettere. Tutto questo è il tifo: un amore che brucia e consuma, un atto di fede.

Ma c’è dell’altro. Il calcio, oltre ad agire in profondità sulla parte più istintiva e animale dell’uomo («Il gioco del calcio è una sorta di mistero agonistico traverso il quale si nobilitano quelle che un tempo erano le mani posteriori dell’uomo», scriveva il grande giornalista sportivo Gianni Brera), fa leva anche sulla ragione, sull’innata percezione della bellezza. Una partita è in grado di mettere assieme ritualità ancestrali e uno spettacolo che si basa su concetti come l’armonia, la geometria, il ritmo. Un po’ come avere un sacrificio tribale e un concerto di musica sinfonica, tutto assieme.

Torpedo tatoo, di Alexey Kiselev, dalla mostra “Fanatic Feelings”

La bellezza, dopotutto, è uno dei princìpi guida di questo sport: il gesto atletico, la gestione dello spazio, la strategia, la chimica tra i giocatori. E non è un caso che il mondo della moda e quello del calcio si frequentino regolarmente.
Giocatori che fanno da modelli e diventano campioni di stile dentro e fuori dal campo, designer che progettano uniformi, direttori creativi che si ispirano all’iconografia calcistica, e via dicendo.

Tema, questo, affrontato anche da una mostra, Fanatic Feelings. Fashion Plays Football inaugurata durante l’ultima edizione di Pitti Immagine Uomo e in esposizione fino al 22 luglio presso il Complesso di Santa Maria Novella, in Piazza della Stazione 5, a Firenze.

Protagonisti del progetto sono i disegni (di Karl Lagerfeld e di Hiroshi Tanabe), archivi fotografici, un documentario su Zidane, focus su icone indimenticabili come George Best, Eric Cantona e Gigi Meroni (sinceri appassionati di stile che hanno contribuito a unire i due mondi, quello sportivo e quello fashion), lo street style di giocatori più recenti come Beckham, Neymar e Ribéry, una stanza dedicata alla maglia azzurra — che purtroppo quest’anno non abbiamo potuto vedere ai mondiali in Russia — e una capsule collection di felpe e t-shirt frutto della collaborazione tra Yoox e Sepp.

E se l’Italia ai mondiali non partecipa, un pezzetto del nostro paese ha comunque calcato il verde manto degli stadi russi: è la nuova Lotto Maestro 200, calzatura indossata dal polacco Thiago Cionek e dal colombiano Cristián Zapata.

Il modello — con tomaia in tessuto rivestita da una pellicola in PU, è pensato per un perfetto controllo di palla, comfort, resistenza agli urti, flessibilità, facilità di movimento e cambi di direzioni improvvisi — fa parte delle novità della collezione calcio del marchio italiano, insieme alla scarpa Stadio 45, ispirata a un modello degli anni ’90 e celebrativa dei 45 anni dell’azienda, che oggi è ai piedi di oltre 200 campioni e un grande impegno anche nel calcio femminile.

In copertina: Max Vadukul per Sepp Football Fashion (dettaglio), dalla mostra “Fanatic Feelings”