Tessuti orientali, manifattura italiana e sede a Londra per un marchio nato dall'incontro tra un italiano e un'iraniana

Ogni storia d’amore è frutto di un incontro. Tra persone, certo, ma anche tra modi di vivere, punti di vista, talvolta culture. E quella stessa storia d’amore, quando funziona, è la sintesi che trasforma due in uno.

Nel caso di Botē a Mano, il concetto è elevato all’ennesima potenza visto che il brand è nato attorno a una coppia — quella formata da Edoardo Bortolato e da Niloufar Sassani, lui italiano, lei iraniana — e basa la sua filosofia e i suoi prodotti sull’incontro tra l’artigianalità e la bellezza occidentale e quella orientale.

«Il nostro è più di un marchio di moda; è una finestra aperta su culture differenti, un dialogo attraverso le scarpe»

«Lavoriamo con artigiani asiatici, utilizzando tessuti provenienti dall’Iran, dall’India e dai paesi vicini, tutti realizzati appositamente per noi. Quegli stessi tessuti li utilizziamo poi per realizzare scarpe che vengono prodotte artigianalmente in Italia, nel distretto calzaturiero marchigiano», racconta Niloufar, che vede nel progetto una sorta di ispirazione al dialogo tra mondi che invece vengono spesso raccontati come in contrasto tra loro.

Nato un anno e mezzo fa, Botē a Mano ha il suo quartier generale a Londra, dove Edoardo e Niloufar si sono conosciuti e dove vivono. L’incontro di culture è anche nel nome, che viene dall’unione tra bote (o boteh), il classico motivo vegetale a forma di goccia (vedi il paisley, che ha origine proprio a partire dal bote persiano), e a mano, che per noi italiani non ha bisogno di spiegazioni.
E persino il packaging viene realizzato con lo stesso spirito: il tessuto per la “dust bag” arriva dall’India ma viene confezionato in Italia.

L’operazione di recupero delle radici, oltre che nell’impiego di tessuti fatti a mano e di tecniche calzaturiere tradizionali, è anche nel design dei modelli, che nelle linee e nei pattern si ispirano ad esempio all’architettura persiana, ai soffitti delle case antiche e ad antichi motivi orientali.

«Abbiamo rispolverato un pattern persiano dell’epoca degli scià, che veniva tramandato in famiglia in occasione dei matrimoni», spiega Niloufar, che in passato ha lavorato nel comparto calzature nel settore product development, lavorando con altri marchi e sviluppando la loro linea di scarpe.

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