Meno attenzione ai trend ma più accessori iconici: come sono cambiati i gusti degli americani.

[In cover un estratto di una recente campagna pubblicitaria tratto da Barneys.com]

Con quasi 100 anni di business alle spalle (Barney Pressman aprì il primo store a Manhattan nel 1923), la catena americana di department store ha sempre riservato una grande attenzione ai prodotti  made in Italy, trainati dagli accessori.
Come spiega a italianshoes James Newell
Vice President Divisional Merchandise Manager per le calzature donna, di Barneys New York.

Come sono cambiati i consumatori americani?

C’è una generale disaffezione per i trend e le imposizioni. Negli Usa a causa della crisi economica e della fluttuazione della valuta è diminuito il flusso dei turisti e quindi dobbiamo concentrarci sempre più sul mercato locale che richiede continue novità. Questo comporta per noi buyer maggiori rischi; non possiamo più basarci sulle statistiche di quello che vendevamo nelle stagioni precedenti, ma solo sull’intuizione del nuovo.

 

 

 

Questo comporta per noi buyer maggiori rischi; non possiamo più basarci sulle statistiche di quello che vendevamo nelle stagioni precedenti, ma solo sull’intuizione del nuovo.

Come viene percepito il made in Italy?

Nelle calzature il made in Italy è sempre un plus. E’ un dato di fatto che i consumatori americani continuano a percepire il brand come valore aggiunto. Le scarpe che si vendono di più e meglio sono quelle che diventano un must have. Per certi prodotti top c’è la lista d’attesa. Ad esempio, per la sneaker da uomo di Balenciaga.

Qual è la percentuale delle scarpe italiane vendute?

Oltre l’80% se ci riferiamo al valore e non alla quantità. Teniamo comunque tutti i brand di calzature sportive, che sono prodotte in Oriente, ma il grosso è rappresentato dalle scarpe italiane.

Quanto incidono le private label?

Rappresentano la parte più importante del nostro business, ma sono prodotte in Italia; per questo motivo noi passiamo tanto tempo a MICAM Milano, per affinare il prodotto in modo da massimizzare i nostri margini. Il 99,9% delle nostre private label è fatto in Italia.

Quanti brand vendete nei vostri stores?

120 brand di cui 110 sono marchi made in Italy. Non abbiamo il classic contemporary business, che è importante per altri department stores,  e di conseguenza non abbiamo elevate quantità di scarpe che compriamo fuori dall’Europa.

E’ importante fare scouting?

La fiera è il luogo più adatto per valutare i brand che si stanno affacciando all’orizzonte. Riceviamo centinaia di mail ogni settimana di nuovi designer che si propongono, ma non riusciamo a valutarli tutti. Quindi MICAM Milano è il luogo giusto per vederli.

Quindi c’è spazio nel vostro budget per brand emergenti?

Facciamo scouting sistematicamente e cerchiamo di legare i nuovi brand con rapporti di distribuzione in esclusiva.

Dove altro andate a visionare le collezioni?

Oltre a MICAM Milano, la fashion week di Milano, quella di Parigi e poi valutiamo qualcosa a New York, attraverso le showroom.

I best selling brand?

Ce ne sono tanti. Naturalmente quelli più noti, da Chanel, a Gianvito Rossi, Balenciaga. La nostra politica è quella di abbandonare ogni stagione un certo numero di brand a favore di altri nuovi, di cui valutiamo la risposta del mercato.

Barneys New York lavora con rinomati fotografi (Juergen Teller, Mario Sorrenti, Bruce Weber, Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin) su campagne pubblicitarie rivoluzionarie.