Dagli albori della storia alle calzature per la prossima primavera/estate

[foto in cover dalla sfilata per la PE 2017 di Philosophy di Lorenzo Serafini]

Quando si parla di invenzioni dell’uomo, si stila di solito un lunghissimo elenco che parte dalla ruota e arriva al computer. Ma ci si dimentica quasi sempre di un’invenzione fondamentale, che ha preceduto, e di molto, quella della ruota, e che per la sua importanza nella vita dell’essere umano è probabilmente superiore ad essa: quella del filo.

Fu il cosiddetto uomo di Cro-Magnon, qualche decina di migliaia di anni fa o giù di lì, a scoprire che intrecciando tra loro due pezzi di fibra se ne otteneva una più lunga e resistente. Coi fili l’uomo realizzò i primi abiti, gli archi per scagliare le frecce, le reti da pesca e, ovviamente, anche le prime scarpe. Inizialmente le due fibre preferite erano il lino e la canapa: il primo perché cresce rapidamente, la seconda perché più resistente.
A queste si aggiunsero poi la lana, più complicata e lunga da lavorare, e la preziosissima seta.

Preparazione dei fili, filatura, telai e tessitura nell'Antico Egitto. (fonte: The New York Public Library)

Preparazione dei fili, filatura, telai e tessitura nell’Antico Egitto.
(fonte: The New York Public Library)

E poi c’era il cotone. Utilizzato già 5000 anni fa, più duttile e più efficiente in termini di produzione agricola rispetto al lino ma difficilissimo da filare e da tessere, per secoli fu persino più prezioso della seta. Cominciò a surclassare tutte le altre fibre, in termini di utilizzo, solo a partire dalla Rivoluzione Industriale, con l’invenzione della spoletta volante, prima, e del telaio meccanico, poi.

Tuttavia già nel Medioevo in Italia la produzione di tessuti in cotone era tra le più importanti d’Europa, grazie anche alla potenza di porti commerciali come quello di Genova e di Venezia. Proprio da Genova partivano per il resto d’Europa carichi di tessuti di fustagno (realizzati con cotone e lino) molto apprezzati per resistenza, bellezza e basso costo, soprattutto in Inghilterra.
Furono appunto gli inglesi a inventare il termine blue-jeans, derivato da bleu de Gênes, blu di Genova, per indicare quel particolarissimo blu dei fustagni che arrivavano dal porto ligure e venivano utilizzati soprattutto per gli abiti da lavoro, le vele e i teloni, a loro volta provenienti da Nîmes, in Francia — da qui de Nîmes, appunto, e denim.

Il denim fu un tessuto importantissimo pure per l'unità d'Italia. Lo stesso Garibaldi, che dopotutto era un marinaio ligure, li indossava.

La diatriba su chi abbia inventato prima gli abiti da lavoro in denim/jeans, se gli italiani o i francesi, è ancora aperta, ma ciò non toglie che la vera fortuna di questo tessuto sia cominciata dagli Stati Uniti, più precisamente in California, grazie a Morris Levi Strauss, un immigrato tedesco giunto in America a metà Ottocento durante la cosiddetta “corsa all’oro”.

Fu in California che Levi Strauss cominciò a vendere abbigliamento per minatori e cercatori d’oro realizzato in denim (fu sempre lui ad adoperare i due termini, denim e jeans, nel modo che conosciamo oggi: il primo per indicare il tessuto e il secondo il prodotto) e i suoi pantaloni con tasche rinforzate si diffondono a tal punto che diverse altre aziende cominciano a produrne.

Dopo quella di Levi Strauss nacquero diverse altre aziende che producevano capi simili, tra cui Lee e Wrangler.

Dalla California dei minatori ai cowboy delle praterie il passo è breve. Dopodiché la storia del denim è una continua ascesa. Sulle pagine di Vogue nel ‘35, il boom in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli attori di Hollywood, i giovani degli anni ‘60 e ‘70 e da allora in poi chiunque, di qualunque provenienza geografica, sesso, religione, ceto sociale.

Non a caso proprio Levi’s è partner di una grande mostra intitolata You Say You Want a Revolution? Records and Rebels 1966-1970, inaugurata lo scorso 10 settembre, e aperta fino al 26 febbraio 2017, al Victoria & Albert Museum di Londra e dedicata alla cultura giovanile ribelle dell’epoca, espressa attraverso la musica e capace di influenzare la politica, l’arte e soprattutto la moda di allora.

Una pubblicità di Levi's coi giovani presenti al leggendario festival di Woodstock, nel 1969

Una pubblicità di Levi’s coi giovani presenti al leggendario festival di Woodstock, nel 1969

A proposito di mode, pur non essendo effettivamente mai passato di moda, il denim continua periodicamente a ritornare come tessuto d’elezione per fashion designer e marchi di tutto il mondo, e non solo per i capi d’abbigliamento ma anche per le calzature, come dimostrano le tante proposte per la prossima primavera/estate di molti brand italiani.