Un libro parla di calzature, piedi e gestualità nell'arte e nell'immaginario medievale

Tanto le notiamo immediatamente nel momento in cui incontriamo qualcuno, quanto non ci facciamo caso quando le vediamo negli antichi dipinti. Stiamo parlando, com’è ovvio, di scarpe. Le antiche opere d’arte — come dimostra anche un account Instagram di cui abbiamo parlato tempo fa — sono pieni di calzature, che rappresentano anche l’oggetto dell’indagine di un libro intitolato Con i piedi nel Medioevo, pubblicato dalla casa editrice bolognese Il Mulino.

Scritto dalla studiosa di iconografia sacra Virtus Zallot, docente di storia dell’arte medievale e di pedagogia e didattica all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia, il saggio, corredato da numerose illustrazioni, prende in esame dipinti, affreschi, bassorilievi e mosaici più o meno celebri di epoca medievale per raccontare usi, costumi, simboli e immaginari degli uomini e delle donne di quel periodo.

Marzo si toglie una spina dal piede, Febbraio si scalda i piedi accanto al fuoco; santi guariscono piedi inguaribili, altri li perdono in crudeli martiri; un re cerca poveri a cui lavarli, sant’Antonio abate non se li è lavati mai; san Francesco rinuncia alle scarpe, un menestrello miracolosamente le riceve in dono.

«Nella società medievale piedi e calzature erano figure parlanti: caratterizzavano gruppi e personaggi, indicavano gerarchie, ruoli e interazioni, erano protagonisti di gesti ed eventi della quotidianità e del rito, nel consueto o nello straordinario. L’arte ha esplicitato tali valenze attribuendo loro ulteriori significati espressivi, raccontando storie e frammenti di storia», spiega l’autrice, che in dieci capitoli analizza il simbolismo dei piedi e delle scarpe.

Ciò che gli artisti dipingevano (o non dipingevano) alle estremità inferiori dei protagonisti delle loro opere, infatti, facevano parte di un veri e propri “codici”, capaci di esprimere concetti ben precisi, dalla purezza alla vanità, dalla rinuncia all’umiliazione, dall’arrivo del divino fino all’espressione del male, come ad esempio i piedi deformati o bestiali di demoni e streghe.